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Privatizzazione Poste, sul mercato fino al 29%. Ecco la quota riservata a risparmiatori e dipendenti.

Il processo di cessione sul mercato di una seconda tranche di Poste Italiane compie un nuovo passo.

Il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri annunciato lo scorso 25 gennaio vede finalmente luce e approda alle commissioni competenti in Parlamento per il parere.

Le modalità di cessione e la quota che può finire sul mercato erano state anticipate nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Nel decreto si ribadisce quindi che la quota “dello Stato nel capitale di Poste Italiane, anche per il tramite di società direttamente o indirettamente controllate dal ministero dell’economia e delle finanze”, non debba essere “inferiore al 35 per cento”.

Preferita la cessione a risparmiatori, dipendenti e investitori istituzionali

Nel documento si afferma che è stato ritenuto “opportuno procedere alla dismissione di una ulteriore quota del capitale sociale di Poste Italiane mediante un’offerta di largo mercato rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del gruppo Poste Italiane, e/o a investitori istituzionali italiani ed internazionali”.

Si tratta quindi di un’offerta pubblica di vendita aperta sia a investitori istituzionali che al retail.

La vendita potrà essere fatta “anche in più fasi, attraverso il ricorso singolo e/o congiunto ad un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del gruppo Poste Italiane, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali, ovvero attraverso collocamento sul mercato, anche mediante modalità di vendita accelerate o attraverso vendita in blocchi”.

Il governo si tiene quindi le mani libere, riservandosi la possibilità di fare un collocamento accelerato riservato solo agli investitori istituzionali.

Si tratta, in ogni caso, di indicazioni standard presenti in tutti i Dpcm per privatizzazioni di società di questo tipo.

Normalmente nelle Opv circa il 30% dell’intera quota messa sul mercato viene destinata a risparmiatori e dipendenti: nel caso della cessione del 29% del capitale di Poste, che ai prezzi attuali vale circa 5 miliardi, sarebbe una quota del valore di 1,5 miliardi di euro.

Previste azione gratis o prezzi a sconto per il retail

Viene poi confermata la presenza di iniziative di incentivazione per gli investitori retail.

“Potranno essere previste forme di incentivazione in termini di quote dell’offerta riservate e/o di prezzo (anche differenziato per pubblico indistinto e dipendenti) e/o, per quanto riguarda i dipendenti, di modalità di finanziamento”, si spiega.

La vendita di titoli di società quotate richiede che in qualche modo sia fatto uno sconto rispetto alle quotazioni medie di mercato.

Le incentivazioni per i risparmiatori sono costituite da una piccola percentuale di titoli gratuiti rispetto a quelli acquistati (uno ogni cento, ad esempio) se detenuti per almeno 12 mesi.

Nel caso dei dipendenti, possono essere riservati lotti a un prezzo più basso di quello del collocamento

Operazione probabile in autunno

Nonostante l’invio del decreto in Parlamento, sembra ormai improbabile che ci siano i tempi tecnici per organizzare l’Opv entro la primavera.

E’ più probabile che la cessione di una ulteriore quota del 29% di Poste (Mef e Cdp controllano poco meno del 65 per cento) avvenga in autunno.

Fonte: ilsole24ore

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