PMA
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PMA. Lettera aperta a Schillaci Ministro della salute.

La procreazione medicalmente assistita (PMA) non aumenta la natalità. Anzi, è tra le cause dell’inverno demografico.

Fecondazione omologa gratis e ticket di 1500 euro per l’eterologa: il ministro annuncia nuove misure che contribuirebbero ad arginare la crisi delle nascite.

Ma è l’esatto contrario: più si alimenta l’illusione di poter rinviare ad libitum la nascita di un figlio -i risultati della PMA sono scadenti: in più di 8 casi su 10 fallisce- meno bambini nasceranno.

La strada è una sola: la prevenzione dell’infertilità.

A cominciare da una corretta informazione contro la propaganda del biomercato riproduttivo

Gentile Ministro Schillaci,

   apprendiamo da notizie di stampa che dal prossimo 1° gennaio il Servizio Sanitario Nazionale erogherà a titolo gratuito la prestazione di fecondazione omologa e che ha stabilito per la fecondazione eterologa un ticket -di competenza regionale- che dovrebbe attestarsi intorno ai 1500 euro.

La disposizione rientrerebbe, a suo dire, nelle misure contro la denatalità nel nostro Paese: meno di 400 mila nati nel 2022, il numero più basso dall’unità d’Italia a oggi.

In realtà, come spiega lo statistico e demografo Roberto Volpi, non solo la PMA non aumenta la natalità ma anzi incrementa la denatalità, contribuendo a produrla. 

In un articolo pubblicato da Il Foglio 31 luglio 2023, “Da quando i bambini nascono in provetta le nascite in Italia sono crollate. E non è un caso”, Volpi osserva che dall’entrata in vigore della legge 40 (e successive modifiche) sulla procreazione medicalmente assistita “le nascite in Italia sono crollate nella catastrofica misura di una su tre (…).

La PMA

“ha ritardato il momento in cui ci si pone concretamente, fattivamente, il problema di fare un figlio” ma quando si decide nei “tempi supplementari” di ricorrere alle tecnologie riproduttive i risultati sono a dir poco deludenti: “meno del 17 per cento, una donna su 6” uscirà “dal casinò della PMA con un figlio”.

In sostanza, la PMA non è una cura per l’infertilità “e si ha anzi motivo di credere che non faccia che incrementarla” risolvendosi “in una pratica dilatoria della riproduzione sessuale umana” che dà “l’illusione di un tempo di fertilità (…) fuori tempo massimo” facendoci dimenticare “che la sessualità ha il suo punto di maggiore congiunzione con la fecondità nelle età giovanili della donna”.

La PMA

comporta rischi per la salute delle donne, sottoposte a ripetuti cicli di stimolazioni ovariche, e anche per quella dei nascituri. 

Un numero crescente di studi ormai dimostra che i bambini nati da PMA -tutte le tecniche- corrono un maggior rischio “statisticamente significativo” di sviluppare patologie anche oncologiche.

La strada della PMA va quindi scoraggiata e non agevolata.

Ormai la percentuale di bambini nati in questo modo negli ultimi anni è salita dall’1 al 4 per cento.

Per invertire il processo di denatalità si tratta semmai di lavorare prioritariamente sulla prevenzione dell’infertilità. 

Individuando e mettendo in atto tutte le misure necessarie –educative, culturali, sociali, sanitarie- contro i fattori che scoraggiano o obbligano le giovani donne a rinviare la loro prima e spesso unica gravidanza. 

Corsi nelle scuole sulla salute riproduttiva, intesi soprattutto a contrastare la narrazione propagandistica e ingannevole del biomercato che garantisce figli ben oltre l’età fertile. 

Misure a sostegno dell’occupazione femminile: come dimostrato avere un lavoro incoraggia le donne a dare corso al proprio desiderio di maternità (il “doppio sì”). 

Sanzioni per i datori di lavoro che penalizzano e/o licenziano le neomamme. 

Welfare, servizi e sussidi economici adeguati per le giovani famiglie. 

Rivalorizzazione della figura materna, perno di ogni civiltà umana, da troppo tempo sotto attacco.

Per quanto riguarda invece la curva dell’infertilità maschile in aumento progressivo e costante, le principali misure di prevenzione consistono nella lotta all’inquinamento ambientale. 

Pesticidi, interferenti endocrini, gli ftalati contenuti in prodotti di uso comune.

La diossina che avvelena il latte e i suoi derivati.

L’Octilfenolo e il Nonifenolo contenuti in detersivi e prodotti per la pulizia.

Il contrasto all’eccesso di elettrosmog, oltre alla correzione degli stili di vita.

Se davvero si intende restituire alle giovani donne e ai giovani uomini la possibilità di diventare madri e padri realizzando liberamente il loro desiderio e contribuendo così a porre fine all’inverno demografico, la strada maestra è la prevenzione dell’infertilità a cominciare da una corretta informazione sull’illusorietà dell’offerta del biomercato riproduttivo.

Fiduciose che possa trovare nelle nostre riflessioni spunti utili per il suo alto mandato, restiamo in attesa di un cortese riscontro.   

Rete per l’Inviolabilità del Corpo Femminile

RadFem Italia

Fonte: feministpost

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