Cina – India e l’incubo di Trump
Nel teatro della geopolitica contemporanea, poche scene si preannunciano così cariche di significato quanto l’incontro che dovrebbe avvenire tra il primo ministro indiano, Narendra Modi, e il presidente cinese, Xi Jinping, a margine del vertice SCO.
Due leader che per anni si sono guardati in cagnesco oltre l’Himalaya, improvvisamente impegnati a tessere i fili di una riconciliazione che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile.
Ma il vero protagonista di questa svolta non sarà presente all’evento: Donald Trump, l’uomo che con la sua politica del bastone senza carota sta regalando alla Cina quello che Pechino non era mai riuscita a ottenere con decenni di paziente diplomazia.
Trump ha deciso di umiliare pubblicamente l’India – un paese di 1,4 miliardi di abitanti con armi nucleari e ambizioni globali – per costringerla a seguire i diktat di Washington sulla questione ucraina.
E Nuova Delhi ha tirato fuori dal cassetto la propria “autonomia strategica”, quel concetto che l’occidente celebrava quando significava non allinearsi totalmente alla Cina, ma che improvvisamente è diventato inaccettabile quando ha iniziato a valere anche nei confronti degli Stati Uniti.
Vertice SCO
Il vertice SCO 2025 si terrà a Tianjin, in Cina, dal 31 agosto al 1 settembre. I leader di oltre 20 paesi e 10 capi di organizzazioni internazionali si riuniranno per raggiungere un consenso sulla cooperazione, e tracceranno un progetto per lo sviluppo.
Il vertice SCO è una riunione dei capi di stato e di governo dei paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), un’organizzazione intergovernativa regionale che mira a rafforzare la fiducia, la cooperazione e la sicurezza tra i suoi membri, principalmente in Asia centrale, e che sta diventando una piattaforma sempre più importante per ridefinire l’ordine internazionale.
Le tensioni fra Usa e India
La tensione tra Washington e Nuova Delhi ha fatto un salto di livello lunedì 4 agosto, quando il presidente Donald Trump ha annunciato un aumento “sostanziale” dei dazi verso l’India.
Trump ha emesso un ordine esecutivo che colpisce l’India con una tariffa aggiuntiva del 25% rispetto ai suoi acquisti di petrolio russo.
Ciò aumenterà la tariffa totale sulle importazioni indiane negli Stati Uniti al 50%, tra le tariffe più alte imposte dagli Stati Uniti.
Il presidente Usa ha accusato l’India non solo di acquistare “enormi quantità” di petrolio russo, ma di rivenderlo sul mercato per trarne profitti.
Trump ha scritto in un post:
“Non si curano delle persone uccise in Ucraina dalla macchina da guerra russa”
“Per questo, aumenterò sensibilmente il dazio pagato dall’India agli Stati Uniti.
La risposta indiana è arrivata con un comunicato ufficiale del ministero degli Esteri, che respinge le accuse e denuncia “doppi standard” da parte dell’Occidente e sottolinea come Stati Uniti ed Europa mantengano relazioni commerciali con Mosca anche in settori non vitali (come prodotti medicali, alcuni fertilizzanti e polimeri, beni di lusso, uranio e metalli rari).
I toni, insolitamente netti, sono il segnale che qualcosa si è incrinato.
Il comunicato afferma che Nuova Delhi ha già chiarito la sua posizione sulle importazioni dalla Russia e ha ribadito che la tariffa è “ingiusta, ingiustificata e irragionevole”.
“È quindi estremamente un peccato che gli Stati Uniti scelgano di imporre tariffe aggiuntive all’India per azioni che anche molti altri paesi stanno intraprendendo nel proprio interesse nazionale”
“L’India intraprenderà tutte le azioni necessarie per proteggere i propri interessi nazionali”
In sei mesi, la relazione personale tra Donald Trump e Narendra Modi, il potentissimo primo ministro indiano che sta segnando storicamente il corso del Paese, è passata da risorsa simbolica a fattore di instabilità.
Dopo averlo definito “un grande amico” in un incontro alla Casa Bianca, Trump ha etichettato l’India come “un’economia morta” e l’ha accomunata alla Russia, partner strategico storico di Nuova Delhi.
Durante la Guerra Fredda, i rapporti Usa–India furono segnati da freddezza e diffidenza, mentre l’India coltivava legami profondi con Mosca.
Negli ultimi vent’anni, però, la cooperazione tra Washington e Nuova Delhi ha resistito ai cambi di leadership.
L’approccio tecnico e multilaterale scelto da tutte le ultime amministrazioni statunitensi ha portato alla designazione dell’India tra i principali partner militari, mettendo un focus chiaro sulla competizione totale con la Cina e sull’high tech.
L’India, intanto, è diventata la quinta economia del mondo — a dispetto delle valutazioni di Trump — ma è anche il secondo importatore al mondo di petrolio russo, dopo la Cina.
La dipendenza energetica da Mosca — stimata attorno al 35-40% del fabbisogno indiano — è aumentata dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, perché Nuova Delhi ha sfruttato le scontistiche proposte da Mosca, dando priorità alla propria sicurezza energetica come interesse nazionale.
E se da un lato l’India ha cercato una diversificazione (rafforzando accordi con Francia, Israele o Italia, e anche con gli Usa), dall’altro non ha mai interrotto il legame con il fornitore tradizionale — non solo di energia, ma anche di apparecchiature militari.
Vertice SCO
Qui la storia diventa interessante dal punto di vista dell’analisi geopolitica.
La reazione di Modi non è stata quella di un leader del Sud Globale qualunque, stizzito per l’ennesima prepotenza occidentale.
È stata la mossa di uno stratega che ha visto nell’errore americano un’opportunità storica per riposizionare l’India sullo scacchiere mondiale.
Nel giro di poche settimane, Nuova Delhi ha così rispolverato canali diplomatici con Pechino che erano praticamente morti dopo il conflitto nella valle del Galwan del 2020.
Wang Yi – ministro degli Esteri cinese – è volato settimana scorsa nella capitale indiana per quello che è stato molto più di un semplice incontro bilaterale.
Gli accordi raggiunti sono significativi non tanto per il loro contenuto tecnico – ripresa dei voli diretti, facilitazioni commerciali, cooperazione sui confini – quanto per il messaggio politico.
Modi ha cioè dimostrato a Washington che l’India dispone di alternative.
E Xi ha capito che la finestra di opportunità per dividere il fronte anti-cinese si era improvvisamente spalancata.
P.S. Sembra che nelle scorse settimane Donald Trump abbia tentato per quattro volte di contattare per telefono Narendra Modi ma il primo ministro indiano si è sempre rifiutato di rispondere alla chiamata.
Fonti articoli integrali: AltreNotizie – Formiche.net – BBC



