Perché le proteste si concentrano in Minnesota,
così come le operazioni dell’ICE?
Le proteste si concentrano in Minnesota per una combinazione di fattori che hanno reso lo stato un obiettivo strategico per l’amministrazione Trump.
Si tratta solo di una scelta deliberata di Trump o c’è qualcosa di più?
Cerchiamo di fare un punto in un’ampia valutazione: segui i soldi, passando per la politica per arrivare alla lotta al potere.
Minnesota: cerchiamo di infilare i tasselli
Nelle ultime settimane il Minnesota è stato al centro dello scontro politico negli Stati Uniti, ma le proteste contro l’agenzia anti-immigrazione erano cominciate prima, e non si sono fermate dopo.
Anche le operazioni dell’ICE però sono diventate sempre più frequenti, violente e aggressive.
La situazione è particolarmente tesa, più che in ogni altro posto degli Stati Uniti.
In breve, ufficialmente le proteste recenti a Minneapolis sono state scatenate da una serie di eventi mortali legati all’azione degli agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e della U.S. Border Patrol.
La presenza delle forze federali è giustificata dalla destra statunitense che descrive Minneapolis come una città “fuori controllo” e l’ha fatta diventare un simbolo della cattiva gestione Democratica delle questioni legate alla sicurezza.
La giustificazione ufficiale, secondo il presidente Donald Trump, è un vasto scandalo di frodi nei servizi sociali nello Stato del Minnesota.
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Tassello: la questione politica
Politicamente, il Minnesota è un’eccezione nell’area del Midwest: i quattro stati con cui confina (North e South Dakota, Iowa, Wisconsin) hanno votato per Trump in almeno due delle ultime tre elezioni presidenziali, ma in Minnesota vince il candidato Democratico dal 1976.
Nello stato il Partito Democratico si chiama Partito Democratico-Agricolo-Laburista e il governatore è Tim Walz, eletto nel 2019 e nel 2024 scelto da Kamala Harris come suo candidato vicepresidente.
Trump ha lanciato un attacco durissimo contro Walz per presunte frodi nel sistema di assistenza sociale, soprattutto in relazione al programma “Feeding Our Future” (e non solo questa organizzazione) e al supporto ai migranti somali.
Afferma che circa 9 miliardi di dollari di fondi pubblici siano stati sottratti tramite truffe, accusando Walz di essere coinvolto direttamente o di non aver controllato adeguatamente i fondi.
Una parte consistente del denaro proveniente da queste organizzazioni, sarebbe poi finita all’estero attraverso i circuiti delle rimesse, arrivando anche a gruppi terroristici islamisti come Al Shabaab, la costola somala di Al Qaeda.
Quest’anno ci saranno le elezioni nello stato e Walz ha annunciato che non si ricandiderà.
La comunità somala è la più grande degli Stati Uniti.
Sono circa 80mila le persone di origine somala residenti in Minnesota: il 58% è nato negli Stati Uniti e l’87% di chi è nato all’estero ha ottenuto la cittadinanza americana.
Si tratta di una comunità piuttosto coesa ed è diventata nel tempo anche politicamente rilevante: la deputata Democratica del Minnesota Ilhan Omar è di origini somale e nel 2019 è stata una delle prime due donne musulmane elette al Congresso.
Trump ha insinuato che Omar sia coinvolta nello scandalo dei sussidi pubblici esploso in Minnesota e ha sollevato dubbi rispetto al patrimonio suo e del marito passato da circa 50mila dollari a una cifra milionaria in poco tempo.
Feeding Our Future era un’organizzazione no-profit con sede in Minnesota fondata nel 2016, che affermava di fornire pasti ai bambini attraverso il Programma federale di nutrizione infantile durante la pandemia di COVID-19.
Nel 2022 è stata scoperta come centro di una truffa da 250 milioni di dollari, la più grande frode di soccorso pandemico nella storia degli Stati Uniti.
L’organizzazione sarebbe stata utilizzata da individui – molti della comunità somala del Minnesota – per dirottare fondi verso beni di lusso, immobili e altre spese personali.
Delle 86 persone incriminate per la frode, 78 sono di origine somala.
Tassello: la questione immigrazione
In realtà in Minnesota la percentuale di immigrati senza documenti è la metà rispetto alla media nazionale.
Negli ultimi anni sono in crescita le minoranze latine, asiatiche e africane, in ragione della presenza di consistenti comunità messicana, hmong (o miao, un gruppo etnico della Cina meridionale e del sud-est asiatico) e somala, quest’ultima finita al centro degli attacchi di Trump.
La storia del Minnesota è stata fortemente segnata da alcune vicende recenti ma in particolare dal 2020 per l’omicidio di George Floyd, uomo afroamericano che fu ucciso da un agente di polizia bianco a Minneapolis, ma le proteste contro l’agenzia anti-immigrazione e polizia erano cominciate prima.
Gli eventi diedero vita ad un enorme movimento di proteste, noto come Black Lives Matter, che si estese a tutti gli Stati Uniti e anche all’estero.
Ci furono anche assalti, incendi, devastazioni e saccheggi da parte di gruppi più piccoli e radicali.
Da allora la destra statunitense e le televisioni più conservatrici, come Fox News, descrivono Minneapolis come una città “fuori controllo” e l’hanno fatta diventare un simbolo della cattiva gestione Democratica delle questioni legate alla sicurezza.
Black Lives Matter (BLM)
Salta fuori il nome di Soros
Black Lives Matter (BLM) è nato nel 2013 ed è un movimento che apparentemente cerca di riformare la condotta della polizia, soprattutto perché comporta l’uso della forza contro sospettati e civili afroamericani.
Il movimento è stato criticato per:
– aver apparentemente tollerato manifestazioni violente in suo nome,
– per alimentare le tensioni razziali,
– per creare un ambiente non sicuro per la polizia.
Altri critici sostengono che il BLM promuove un programma estremista di sinistra sotto la falsa apparenza di un movimento riformista moderato.
Sebbene sia difficile attribuire atti illeciti a specifici gruppi BLM, si sono verificati numerosi episodi di persone associate al BLM che hanno commesso atti di violenza e illegalità, in particolare violenza contro la polizia.
I fondatori del movimento BLM hanno legami con grandi organizzazioni di sinistra radicale.
Nel 2016, il “Movement for Black Lives” – organizzazione ombrello del BLM – ha pubblicato una piattaforma politica composta da numerose proposte politiche di estrema sinistra.
FINANZIAMENTI
Finanziatori liberali come George Soros e altri donatori della Democracy Alliance (di cui Soros è uno dei fondatori) hanno donato milioni di dollari a gruppi associati al movimento, che in totale hanno incassato oltre 133 milioni di dollari dal 2013.
Organizzazioni associate al miliardario liberale Soros si dice che abbiano fornito almeno 33 milioni di dollari a vari gruppi del movimento BLM dal 2016.
Nel 2015, il club di raccolta fondi Democracy Alliance ha raccomandato “ai suoi donatori di intensificare gli assegni scritti a una manciata di gruppi approvati che hanno sostenuto il movimento Black Lives Matter.”
Inoltre, la Ford Foundation e la Borealis Philanthropy hanno creato il Black-led Movement Fund, uno strumento di finanziamento per il Movement for Black Lives.
Il fondo ha ricevuto promesse di oltre 100 milioni di dollari da fondazioni liberali e altri desiderosi di contribuire.



