Trasfusioni coatte
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Testimone di Geova dopo 17 anni, risarcita da violente trasfusioni coatte rifiutate

Il Prof. Pasquale Giuseppe Macrì a suo tempo ha commentato così: 

“La sentenza Suprema Corte di Cassazione (29469/2020) ci informa come il principio di autodeterminazione ai trattamenti sanitari, anche nell’ipotesi negativa del dissenso e a fronte di un reale pericolo di vita, sostanzi un diritto perfetto del paziente e comporti un dovere di astensione per il medico.

Diritto che, laddove si associ ad una scelta di libertà religiosa, è insuscettibile di bilanciamento.”

La presente vicenda, risale al 2005.  

Riguarda il rifiuto alle emotrasfusioni espresso da una paziente Testimone di Geova, in occasione di un intervento programmato di parto cesareo.

Il caso riguarda il rifiuto specifico alle emotrasfusioni manifestato a voce e per iscritto dalla paziente cosciente. 

La Suprema di Cassazione, a cui si era rivolta la paziente dopo il rifiuto risarcitorio sia in primo grado che in appello, ripercorre nel 2020 nella sentenza il fatto, con utili particolari, vissuti come dramma e abuso subito nel 2005 dalla Testimone di Geova, che a seguito di parto Cesareo aveva prima subito la sottovalutazione dell’emergenza emorragica in atto, visibile dai parametri dell’Emocromo che nel giro di 2 giorni erano passati con Emoglobina da 12 a 9, poi 6 e infine a 5,1.

A quel punto i medici, prima di riportare la paziente al tavolo operatorio e anche dopo l’hanno sottoposta a tantissime trasfusioni, violando il suo rifiuto motivato, scritto e ribadito.

In particolare la paziente aveva acconsentito, nel caso si fosse presentata la necessità, ad una procedura di laparoscopia, mentre aveva chiaramente manifestato il proprio dissenso ad ogni emotrasfusione, perché pratica contraria alla propria religione.

La corte di Cassazione nel 2020 rinvia alla Corte di Appello di Milano. 

Trasfusioni coatte.

“Me la vedo io con il tuo Dio”. 

E’ la frase che un medico rivolge alla Testimone di Geova mentre la obbliga a ricevere una dopo l’altra tantissime trasfusioni di sangue a cui lei si era opposta in tutti i modi negando da sempre il suo consenso per ragioni di fede.

Ha da poco partorito con un cesareo, è intubata, ferma in un letto per quanto cosciente e i medici, a fronte di alcune criticità emerse dopo il parto, decidono che debba essere trasfusa nonostante continua a scuotere la testa rifiutando.

Fanno la violenza contro la volontà di una persona cosciente pur in imminente pericolo di vita, nonostante il magistrato, a cui i sanitari si erano rivolti, non li avesse autorizzati a procedere. 

Il Tribunale di Milano, in corte d’appello ad ottobre 2022, dopo 17 anni dagli abusi e violenza subita, le ha dato ragione.

La paziente è stata violata nella sua integrità di persona e nel suo diritto alla libertà di credo e all’autodeterminazione.

La sentenza stabilisce un risarcimento di 40mila euro e soprattutto fissa per sempre l’abuso subito. 

A nostro avviso troppo poco per un trauma vissuta nella propria persona e sentimento religioso e 17 anni di cause.

A raccontare questa storia è l’avvocata Laura Mattei, che ha collaborato alla difesa della donna.

La paziente“è stata violata nella sua integrità di persona e nel suo diritto alla libertà di credo e all’autodeterminazione.

L’avvocata conclude ricordando le parole di Platone quando scriveva che esistono due tipologie di medici: quello degli schiavi, che non ascolta e obbliga ai trattamenti.

L’altro tipo che invece ascolta la persona e cerca il trattamento sanitario personalizzato: quello è il medico degli uomini liberi”

Si legge l’intera storia su Agenzia DIRE del 05.05.2023  e egm.it del 20.03.2021.


www.biodiritti.org bywww.egm.it

Fonte: biodiritti

Trasfusioni coatte