Siria a carte scoperte
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La verità sulla pelle di una famiglia locale

Secondo articolo (qui trovate il precedente) per la rubrica “Siria a carte scoperte”, una serie di articoli, post ed approfondimenti sulla situazione in Siria riportati direttamente dalla voce di Rajul, un uomo, un padre di famiglia un cristiano che vive in una comunità di Drusi nel sud del Paese, teatro di quello che ci ha definito

“genocidio e uccisioni di massa deliberate in nome della religione.
Una guerra atroce, una catastrofe umanitaria senza precedenti nella storia”

Il 9 dicembre 2024 lo scenario sulla Siria, rappresentato dai media, si apriva più o meno così:

Dopo oltre mezzo secolo di oppressione legata alla brutale dinastia della famiglia Assad, il padre Hafez – il ‘leone di Damasco’ – prima e il figlio Bashar poi, la Siria vive oggi il suo primo giorno di libertà.

L’offensiva dei ribelli antiregime ha colto tutti di sorpresa.

Anche i siriani che si risvegliano oggi frastornati e increduli: la velocità con cui Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e altri gruppi sono arrivati nella capitale, al termine di un’offensiva durata dieci giorni, in effetti ha dell’incredibile.

Come pure il tracollo di un apparato statale e militare che governava il paese con il pugno di ferro dal 1970 e che ha finito col farsi travolgere dalla sua stessa corruzione e dalla totale dipendenza da alleati esterni.

La speranza è che gli sviluppi che seguiranno non ricalchino quelli del paese vicino, preda per anni di violenze settarie e un terrorismo che non ha risparmiato nessuna delle comunità etniche e religiose che sono il vero patrimonio culturale di entrambi i paesi.

Fonte

La testimonianza di Rajul

Alla nostra domanda di conferma su tale percezione di festa ed euforia per la prospettiva di libertà del popolo siriano, Rajul così risponde:

“Da quando il nuovo presidente ha preso il controllo del paese, il caos ha invaso la nazione perché vogliono imporre la loro religione, le loro credenze e le loro idee malate a tutte le componenti del popolo siriano, un popolo che comprende molte religioni e confessioni diverse.

Queste confessioni e religioni convivevano in uno stato eccellente di convivenza, fratellanza e tolleranza fino a quando Ahmed Al-Shara non ha preso il comando del paese”.

“Ahmed Al-Shara è un uomo terrorista ed era inserito nella lista del terrorismo, ha messo nel suo governo tutti i suoi uomini che combattevano contro il precedente governo ai tempi di Bashar al-Assad.

Tutti della stessa religione e con le stesse idee che vogliono imporre con la forza a tutte le componenti del popolo.

In breve, rifiuta e nega qualsiasi altra religione e le sue usanze e vuole eliminarle”.

Chi è Ahmed Al-Shara, il nuovo presidente

Ahmed Al-Shara, noto anche con lo pseudonimo di guerra di Abu Mohammad al-Jolani, è un politico e militare siriano, autoproclamatosi presidente della Siria dal 29 gennaio 2025 (de facto dall’8 dicembre 2024).

Alcuni passaggi della sua storia

Nel 2003 si unì ad al-Qaeda in Iraq, che in seguito confluì nello Stato Islamico in Iraq.

Nel 2005 venne arrestato dalle forze statunitensi in Iraq e spese i successivi 5 anni all’interno delle più famose prigioni statunitensi in terra irachena

Nel 2011, su ordine del comandante dello Stato Islamico Abū Bakr al-Baghdādī, fu inviato in Siria per creare il Fronte Jabhat al-Nusra (JaN), con l’obiettivo di combattere il regime di Bashar al-Assad.
JaN grazie alla ferrata disciplina dei suoi combattenti, e all’intenso utilizzo di attentatori suicidi a bordo di veicoli esplosivi (SVBIED), divenne rapidamente una delle più potenti formazioni ribelli.

Nel 2013 al-Sharaʿ si separò da al-Baghdādī, per associarsi ad Ayman al-Ẓawāhiri, leader di al-Qaeda.
Sempre in quell’anno è stato inserito nella lista dei terroristi redatta dagli Stati Uniti.

Nel 2016 il Fronte al-Nuṣra si separò da al-Qaeda e cambiò nome in Jabhat Fatḥ al-Shām (JFS).
Mirava a scrollarsi di dosso l’etichetta di luogotenente di Zawahiri in Siria, in un momento in cui si rincorrevano le voci di una possibile campagna anti-JaN congiunta di Russia e Stati Uniti

Nel 2017 Ahmad al-Shara’, nuovamente mosso dal desiderio di assicurarsi la sopravvivenza, l’autonomia e la supremazia del suo gruppo, annunciò la nascita di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS)

Tra il 2017 e il 2019 HTS ha assimilato o sconfitto diversi gruppi ribelli ostili, divenendo la suprema autorità armata nella regione.

Da allora al-Sharaʿ ha adottato posizioni più moderate, ottenendo maggiore supporto internazionale per la sua formazione.

Nel novembre 2024 al-Sharaʿ ha guidato l’offensiva che ha portato al collasso dell’esercito siriano e alla caduta del regime di al-Asad in dodici giorni.

Il 21 dicembre 2024 è stata abolita la taglia di 10 milioni di dollari imposta su di lui quattro anni prima dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America per informazioni che avessero portato alla sua cattura.
Tuttavia, lo stesso Dipartimento di Stato americano ha mantenuto il suo nominativo nella lista dei terroristi.

Conclusioni

La figura di Ahmed Al-Shara rimane comunque profondamente controversa, come anche l’organizzazione di cui è a capo.
HTS ha sì abbandonato il jihad e l’alleanza con al-Qaeda – divenendo un movimento islamista di stampo nazionalistico – ma rimane comunque una milizia profondamente radicale.
Assassini, esecuzioni, arresti arbitrari e torture sono solo alcuni dei crimini a cui la popolazione di Idlib è continuamente soggetta.
Al-Shara sta cercando di ottenere la rimozione di HTS dalla lista delle organizzazioni terroristiche di USA e Turchia.

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Approfondimento
Ahmed Al-Shara: Il discorso di insediamento

Proseguiamo con le testimonianze di Rajul

Gli abbiamo chiesto come fosse la sua vita prima, sotto il regime di Bashar al-Assad e di provare a fare un bilancio sugli aspetti positivi e negativi in proposito

“Bashar al-Assad in 14 anni ha compiuto molte uccisioni e distruzioni, ma ciò che ha fatto Ahmed al-Shara, soprannominato al-Joulani, in pochi mesi supera di gran lunga quello che ha fatto Bashar al-Assad.

Ma vivevamo in pace prima dell’attacco barbaro e la vita era normale e tutti erano al loro lavoro
E improvvisamente gli equilibri sono cambiati”

“Il regime precedente aveva pochi aspetti positivi e molti negativi.

Aspetti positivi:
1– Almeno c’era una protezione per le minoranze, anche se in modo indiretto.
Vivevamo in sicurezza e pace e lavoravamo con tranquillità.
2– La provincia era l’unica tra le 14 province siriane senza distruzioni, e le persone che uscivano dalle loro case nelle altre città venivano qui per sentirsi al sicuro.

Gli aspetti negativi sono molti e non possono essere elencati tutti, ma posso dire in breve che il regime precedente
è stata la causa principale di tutto ciò che accade in Siria in generale e a Suwayda in particolare.
È la causa di ciò che sta accadendo ora.
È la causa dell’alimentazione del settarismo e del terrorismo.
È la causa dello sfollamento di centinaia di migliaia, anzi milioni di persone dai loro villaggi e città in tutta la Siria.
È la causa del crollo dell’economia ai suoi livelli più bassi e del crollo della valuta.
È la causa della diffusione della povertà nel paese.
Lo stipendio di un impiegato non supera i 30 $ al mese.
Puoi immaginare quello che dico?

Ogni frase o parola che dico puoi immaginare le sue conseguenze?

Chi è Bashar al-Assad, il presidente deposto e fuggito in russia

Bashar al-Assad è salito al potere nel 2000 per uno scherzo del destino. Suo padre aveva scelto il fratello maggiore Basil come suo successore, ma nel 1994 Basil rimase ucciso in un incidente stradale a Damasco.

L’elevazione di Bashar è stata sancita da un referendum nazionale, in cui era l’unico candidato.

Hafez, militare da sempre, ha governato il Paese per quasi 30 anni, durante i quali ha creato un’economia centralizzata di stampo sovietico.

Perseguì un’ideologia laica che cercava di seppellire le differenze settarie sotto il nazionalismo arabo e l’immagine dell’eroica resistenza a Israele. Ha stretto un’alleanza con la leadership clericale sciita in Iran, ha sigillato il dominio siriano sul Libano e ha creato una rete di gruppi militanti palestinesi e libanesi.

Quando Assad è entrato in carica per la prima volta, ha liberato i prigionieri politici e ha permesso un dibattito più aperto.
Durante la “primavera di Damasco” sono sorti salotti per intellettuali, dove i siriani potevano parlare di arte, cultura e politica come era stato impossibile sotto il padre.

Ma dopo che nel 2001 mille intellettuali hanno firmato una petizione pubblica che chiedeva una democrazia multipartitica e maggiori libertà, e altri hanno tentato di formare un partito politico, i saloni sono stati chiusi dalla temuta polizia segreta, che ha arrestato decine di attivisti.

Invece di un’apertura politica, Assad si è dedicato alle riforme economiche. Ha lentamente eliminato le restrizioni, ha fatto entrare le banche straniere, ha aperto le porte alle importazioni e ha dato potere al settore privato.

Nel 2005 ha subito un duro colpo con la perdita del controllo pluridecennale della Siria sul vicino Libano

Allo stesso tempo, il mondo arabo si divise in due campi: uno dei Paesi alleati degli Stati Uniti e a guida sunnita, come l’Arabia Saudita e l’Egitto, l’altro della Siria e dell’Iran a guida sciita, con i loro legami con Hezbollah e i militanti palestinesi.

Per tutto il tempo, Assad si è affidato in gran parte alla stessa base di potere del padre: la sua setta alawita, una propaggine dell’Islam sciita che comprende circa il 10 per cento della popolazione.

Quando le proteste sono scoppiate in Tunisia e in Egitto, rovesciando i loro governanti, Assad ha respinto la possibilità che lo stesso accadesse nel suo Paese, insistendo che il suo regime era più in sintonia con il suo popolo.
Quando l’ondata della Primavera araba si è spostata in Siria e nel marzo 2011 sono scoppiate le proteste contro il suo governo, le sue forze di sicurezza hanno messo in atto una brutale repressione.

Gruppi internazionali per i diritti umani e procuratori hanno accusato i centri di detenzione gestiti dal governo siriano di torture diffuse e di esecuzioni extragiudiziali.

La guerra siriana ha causato quasi 500mila vittime e ha costretto metà della popolazione del Paese, che prima della guerra contava 23 milioni di abitanti, a fuggire dalle proprie case.
Quando la rivolta si è trasformata in guerra civile, milioni di siriani hanno cercato rifugio nei Paesi vicini, come la Giordania, la Turchia, l’Iraq e il Libano, e molti hanno continuato il loro viaggio verso l’Europa

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