Movimenti per l’acqua pubblica
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Tradimento del referendum sull’acqua pubblica:
l’Italia finisce davanti alla Corte Europea

Il forum dei movimenti per l’acqua pubblica ricorrerà alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo perché l’Italia sia condannata per violazione dell’esito referendario del 2011 – quello in cui il popolò stabilì che l’acqua restasse un bene di natura esclusivamente pubblica e che da essa non si potesse trarre profitto.

Il 13 giugno 2011, oltre 26 milioni di cittadini italiani sancirono che l’acqua avrebbe dovuto essere un bene pubblico libero dalle logiche del profitto.
Ma dopo 13 anni, nonostante la vittoria schiacciante del ‘sì’ (95%), quello che si profila è un quadro fatto di ricorsi, decreti-legge e vuoti normativi.
Con il risultato che l’acqua non è ancora un bene comune, il referendum è stato aggirato e la volontà popolare tradita.

Movimenti per l’acqua pubblica

È stato deciso sabato scorso, su proposta del docente di Diritto costituzionale dell’Università Federico II Alberto Lucarelli, nella cornice dell’assemblea nazionale dei movimenti per l’acqua pubblica.

Per questo motivo, ora il forum dei movimenti per l’acqua pubblica è intenzionato a rivolgersi direttamente alla Corte Europea dei Diritti Umani.

Lucarelli ha affermato:

«Poiché viviamo nella illegalità dello Stato, il quale non rispetta le leggi, la Costituzione e l’esito referendario, conviene si vada direttamente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il tradimento del referendum ha fatto sì che lo Stato non ponesse freni alle privatizzazioni e ciò ha determinato incrementi medi delle tariffe pari al 18%».

In occasione del decennale dal referendum “tradito”, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua aveva esaminato il “piano degli investimenti nazionali” sull’acqua e la struttura delle bollette pagate dai cittadini, evidenziando copiosi addebiti a carico della collettività ed enormi margini di guadagno a beneficio dei gestori.

Dall’analisi emerse che l’utile netto per i gestori dei 29 ambiti esaminati è risultato pari a 4,6 miliardi di euro. Un valore enorme che, tra l’altro, ha tenuto conto dei soli investimenti. Se si considerassero, infatti, anche i cosiddetti ‘ulteriori oneri finanziari e fiscali’ – o meglio, l’’abrogata remunerazione del capitale investito’ sotto mentite spoglie – si toccherebbe quota 9,5 miliardi.

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FONTE: L’Indipendente

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