Boeing 727-100
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Ecco che fine farà l’aereo di Jeffrey Epstein

La società che si era assicurata il Boeing 727-100 appartenuto all’imprenditore statunitense, e divenuto celebre sulla stampa con il nomignolo Lolita Express, dopo aver cercato a lungo un compratore ha deciso di smantellare definitivamente il jet.

Il Boeing 727-100, per certi versi, fu un successo inaspettato.

Concepito per trasportare da 149 a 189 passeggeri su rotte fino a 5.000 chilometri, venne lanciato dal costruttore statunitense nel 1964.

In un primo momento, la stessa Boeing aveva previsto di produrre al massimo 250 esemplari.

Il trimotore, però, piacque e non poco alle compagnie.

Tant’è che, in oltre vent’anni di produzione, dal 1962 al 1984, dagli hangar dell’azienda sono usciti in totale 1.832 esemplari.

Oggi, dati alla mano, quaranta di questi aerei sono ancora in servizio.

Nella maggior parte dei casi, presso compagnie cargo, come aerei governativi o dell’aeronautica militare.

Gli altri, tutti gli altri, sono condannati alla demolizione (119 aerei invece erano già andati perduti in incidenti).

La notizia, in questo senso, è che negli Stati Uniti un esemplare «particolare» sta affrontando una sorta di ultimo miglio.

Parliamo del Boeing 727-100 con numero di serie 20115.

La cui storia, per dirla con il portale aero TELEGRAPH, è piuttosto oscura.

Il velivolo venne consegnato alla TWA, all’epoca uno dei giganti dei cieli, il 7 luglio del 1969. Quindi, terminata la sua avventura come aereo di linea fu trasformato in un jet VIP.

Nella sua ultima versione, poteva trasportare 29 passeggeri e ospitava altresì una camera da letto con bagno privato, poltrone e divani.

L’ultima registrazione di questo aereo è stata N908JE.

Una sigla associata, altresì, a un nomignolo: Lolita Express.

Il Boeing 727-100 per vent’anni è appartenuto all’imprenditore statunitense Jeffrey Epstein, condannato per abusi sessuali e traffico internazionale di minorenni.

Tra le altre cose, tornando all’aereo, secondo varie ricostruzioni si dice che il Lolita Express venisse usato per trasportare donne minorenni sulla sua isola privata.

Il Boeing, quel Boeing, ha compiuto il suo ultimo volo l’11 luglio del 2016, dall’aeroporto internazionale di Palm Beach, in Florida, all’aeroporto di Brunswick Golden Isles, in Georgia.

Da allora, è parcheggiato vicino a un hangar della Stambaugh Aviation.

Società che, per la manutenzione, ha fatturato circa mille dollari al mese nel frattempo.

Nel 2019, vengono rimossi i tre motori.

Dopo il suicidio di Epstein, il Boeing 727 è passato di mano a più riprese.

Nel gennaio del 2020, poco prima che scoppiasse la pandemia, è finito perfino su eBay con base d’asta 395 mila euro.

L’annuncio, tuttavia, è stato rimosso prima che l’asta si concludesse.

A marzo dello stesso anno, l’aereo viene acquistato da World Aviation Services, attivo nel brokeraggio di aeromobili. La speranza? Quella di rivendere il velivolo generando un profitto.

Una speranza vana, visto che subito è emerso il legame fra l’aereo ed Epstein.

World Aviation Services, non a caso, non ha ricevuto alcuna offerta di acquisto come ha sottolineato il responsabile della società al Daily Mail.

Il quale ha pure ammesso di non sapere chi fosse Epstein o che cosa facesse su quell’aereo. 

World Aviation Services, ha perso ogni speranza, decidendo di smantellare definitivamente il Boeing a 54 anni di distanza dal suo primo volo.

Fonte: cdt

Epstein, Harvard e il “Lolita express”: quel legame che non ti aspetti

Bill Gates, Woody Allen, Leon Botstein, l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, Noam Chomsky, il Principe Andrea, l’ex presidente Usa Bill Clinton, il direttore della Cia William Burns: il magnate-pedofilo Jeffrey Epstein, morto per un presunto suicidio il 10 agosto 2019 presso la sua cella del Metropolitan Correctional Center di New York, aveva stretto rapporti di amicizia con politici, giornalisti, intellettuali, uomini d’affari di altissimo livello più di quanto si pensasse. 

Legami e intrecci con i salotti che contano e con l’élite politico-finanziaria che il magnate, arrestato il 6 luglio 2019 con l’accusa di abusi sessuali su minorenni, già condannato nel 2008 da un tribunale federale della Florida per aver procurato delle ragazze minorenni ad alcuni politici, ha costruito negli anni a suon di donazioni “filantropiche”.

Soprattutto nel mondo dell’università, nel quale l’imprenditore – che non era laureato – si era presentato come un generoso benefattore.

Soldi e contributi con i quali ha costruito una solida e capillare rete di influenza sul mondo della politica e della finanza.

E grazie alla stretta connessione con Università prestigiose come quella di Harvard, è riuscito a ottenere ciò di cui aveva più bisogno in quel momento: legittimazione sociale e autorevolezza.

110mila dollari all’organizzazione no-profit della moglie del rettore

Nel settembre 2019, il direttore del MediaLab del Mit di Boston, Joi Ito, si dimise perché l’ateneo fu accusato di aver ricevuto ingenti finanziamenti dal finanziere: ora a tremare è l’Università di Harvard, i cui rapporti con Epstein sono più profondi di quanto si pensasse, come rivelato di recente dagli articoli pubblicati sul Wall Street Journal e su The Nation.

Epstein, secondo quant’emerso, incontrava non di rado i vertici dell’Ateneo che sforna l’élite politica del Paese.

Come Lawrence Summers, direttore del Consiglio Economico Nazionale dal 2009 al 2010, rettore dell’università dal 2001 alò 2006 e Segretario al Tesoro durante l’amministrazione Clinton.

Quest’ultimo ebbe almeno una dozzina di incontri con Epstein tra il 2013 e il 2016. Nel 2016, molti anni dopo la sua prima condanna, Jeffrey Epstein donò 110 mila dollari all’organizzazione no profit di Elisa New, professoressa di inglese ad Harvard e moglie di Summers.

Summers e Clinton sull’aereo a luci rosse del finanziere

Nell’aprile 2014, Summers chiese consigli proprio ad Epstein su come raccogliere fondi per l’associazione della moglie e invitò il finanziere a cena  un ristorante nel sobborgo di Brookline a Boston.

Secondo The Nation, il rapporto d’amicizia tra Summers ed Epstein risale almeno al 1998, quando il suo nome appare per la prima volta nei registri di volo di Epstein: al tempo Summers ricopriva una posizione di alto livello presso il dipartimento del Tesoro, durante l’amministrazione Clinton prima di essere nominato, l’anno successivo (1999), Segretario al Tesoro degli Stati Uniti.

Dopotutto, non è un mistero che l’allora presidente Usa Bill Clinton e Jeffrey Epstein fossero grandi amici e che Mark Middleton – storico consigliere dell’ex presidente, morto in circostanze misteriose – fosse uno degli “sponsor” di quell’amicizia.

È noto, ad esempio, che il finanziere-pedofilo prestasse all’ex presidente il suo jet per viaggiare oltreoceano.

I registri di volo ottenuti da Fox News dimostrano che Bill Clinton ha fatto almeno 27 viaggi a bordo del Boeing 727 di Epstein, soprannominato “Lolita Express”, dal 2001 al 2003.

Aereo sul quale viaggio diverse volte anche Summers, futuro rettore dell’Università di Harvard.

Secondo Fox News, l’ex presidente dem viaggiò ripetutamente tra il 2001 e 2003 anche con lo stesso Jeffrey Epstein e altri passeggeri. 

Il jet ha guadagnato il suo soprannome – Lolita Express – perché secondo quanto ricostruito era dotato di un letto dove gli ospiti del finanziere facevano sesso di gruppo, anche con ragazze molto giovani e minorenni.

Tra coloro che viaggiavano regolarmente con Bill Clinton c’erano i soci di Epstein: Ghislaine Maxwell e l’assistente di Epstein, Sarah Kellen.

Fiumi di dollari all’Università

In un comunicato diffuso nel maggio 2020, l’Università di Harvard ha ammesso di aver ricevuto un totale di 9,1 milioni di dollari da Epstein tra il 1998 e il 2008 – sostenendo con ben 6,5 milioni di dollari nel 2003 a creare il programma di Harvard in “Evolutionary Dynamics” – al fine di sostenere una serie di attività di ricerca, ma che “nessuna donazione è stata ricevuta dal finanziere dopo la sua prima condanna nel 2008”.

Il magnate, tuttavia, continuava a essere molto popolare tra alcuni docenti, tra i quali anche Summers e, nel 2013, diversi membri della facoltà chiesero all’ateneo di riconsiderare una nuova donazione filantropica da parte del finanziere-pedofilo.

Tale richiesta fu sottoposta all’allora Preside della Facoltà di Arti e Scienze, Michael D. Smith, che però decise di non accettare la proposta.

Ad Harvard, il finanziere poteva vantare un nutrito gruppo di amici e sostenitori, tra i quali Alan Dershowitz, il presidente del dipartimento di psicologia Stephen Kosslyn; Henry Rosovsky, professore di economia di lunga data e già preside della Facoltà di Arti e Scienze, oltre a David Gergen e Martin A. Nowak, la cui attività di ricerca fu finanziata proprio da Epstein.

In particolare, secondo il Wall Street Journal, Epstein incontrò Nowak, Noam Chomsky e altri accademici non identificati nel marzo 2015.

L’incontro ebbe luogo presso l’ufficio di Nowak ad Harvard, come confermato dallo stesso Chomsky.

Per tutti, la domanda è la stessa: potevano non conoscere “l’attività” di Jeffrey Epstein dopo la prima del condanna nel 2008?

Fonte: insideover

Ruslana Korshunova, la top model che volò sul Lolita Express di Epstein e morì suicida a soli 20 anni.

Si chiamava Ruslana Korshunova, era russa e kazaka ed è morta suicida a 20 anni nel 2008 cadendo dal nono piano del suo appartamento a Manhattan.

Aveva volato due anni prima della sua morte sul famigerato jet “Lolita Express” di Jeffrey Epstein per un viaggio nella sua isola caraibica di Little St. James, posto del multimiliardario con orge e incontri sessuali tra vip e minorenni.

Korshunova aveva una carriera in decollo. Ha collaborato nelle pubblicità per Marc Jacobs, Dkny, Vera Wang, e Nina Ricci.

Il nome di Ruslana Korshunova emerge nella lista dei contatti resi pubblici negli ultimi giorni.

I nomi, a decine, in una causa civile per diffamazione del 2015, intentata da Virginia Roberts Giuffre, che sosteneva che Epstein avesse abusato sessualmente di lei quando era minorenne e che Ghislaine Maxwell, l’ex fidanzata avesse contribuito all’abuso.

Intanto la Cnn ha annunciato la pubblicazione di una terza tranche di documenti sul pedofilo morto in carcere prima di poter affrontare un processo con l’accusa federale di traffico sessuale.

L’emittente li sta esaminando: dentro almeno 200 nomi, tra cui alcuni accusatori del magnate, importanti uomini d’affari, politici.

Fonte: open

Inter

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