La moneta
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La moneta: Le teorie monetarie di Giacinto Auriti e le lobbies che le impediscono

Nel cuore pulsante dell’Abruzzo, terra natia del Professor Giacinto Auriti (1923-2006), giurista “contadino”, emblema di onestà intellettuale, umile, coraggioso e profetico,  presso il bellissimo Palazzo Aurum di Pescara, il 31 gennaio 2019, ha avuto luogo un interessante Convegno dal titolo:

«Sovranità monetaria e Nuovo Ordine Mondiale. Le teorie del prof. Giacinto Auriti e le lobbies che le impediscono».

In una breve sintesi, è stata tracciata la storia della Moneta come agevole, unità di misura, mezzo di scambio e di valore (nell’antichità si usavano: conchiglie, sardine, sale…), fino al conio di metalli nobili (la cui fusione comportava anche la possibilità della rivendita del metallo nobile usato) e, quindi, al pagamento di una quota dovuta al Signore che batteva moneta (Signoraggio).

Il panorama cambiò durante le floride Repubbliche Marinare italiche, le cui ricchezze accumulate vennero riversate nell’interno dei laboratori degli orafi, i quali cominciarono ad emettere e far circolare certificati di Valore, inventando la Riserva Frazionaria, cioè certificavando ricchezze inesistenti, contando sul fatto che i loro clienti non avrebbero ritirato il loro oro tutti contemporaneamente: nascono così le Banche.

Ora, invece, la Moneta è anche elettronica, annullando il costo tipografico, senza riserva aurea e privata, scollata dagli enti pubblici.

La Moneta diventa fattispecie giuridica, in quanto ha valore creditizio e convenzionale e, pertanto, costituisce oggetto della scienza del Diritto, che è una emanazione della spiritualità umana.

Chi ha la proprietà dell’emissione di Moneta controlla la politica economica ed il Diritto.

Chi espropria il popolo dalla proprietà della Moneta lo schiavizza e si arricchisce, senza lavorare, intascandone il valore nominale, più gli interessi, assolvendo solo al costo tipografico, addirittura nullo se si tratta di moneta elettronica.

Di conseguenza il valore legale della Moneta non è dato dalla tipografia o dal sistema elettronico che la emette e dai proprietari di questi oggetti di produzione monetaria, ma dalle persone che lo accettano e lo riconoscono come mezzo.

Il valore indotto della moneta è conseguenza di pure convenzioni sociali.

Esso è un mezzo, che nella società attuale, avvolta nella filosofia monistica hegeliana e non più in quella dualistica aristotelico-tomistica, che riconosceva un Soggetto e un Oggetto, finisce per diventare fine.

Si arriva alla mercificazione dell’essere umano, che scompare nelle menzogne di fantasmi giuridici.

Monismo e Relativismo si legano al Neoliberismo, al capitalismo di una Casta apolide sovranazionale e mondialista, che usa i «Diritti umani» e gli «Istituti di Diritto internazionale» per difendere se stessa:

aborto, ideologia gender, masse migratorie (deportazione di neoschiavi), fabbrica del consenso multimediale, ingegneria sociale…

L’annientamento dei valori cristiani, delle comunità tradizionali, sono in questo scenario attuale obiettivi prioritari.

La Moneta diventa Moneta del Diavolo che divide e impera.

La ricetta contro tale scenario nichilista, decadente e desacralizzato, volto al culto della morte, è la consapevolezza e il ritorno alla difesa delle proprie Radici.

Alla Sovranità, in primis monetaria come Moneta del Popolo.

Nasce così dalla fervida mente del Professor Auriti l’esperimento-laboratorio del Simec: una Moneta parallela ed alternative.

Di qui nascono processi legali contro il Signoraggio, le cui sentenze daranno ragione al Professore, mettendo in luce il sistema «usurocratico»[1].

La testimonianza è stata riportata dall’Avvocato Antonio Pimpini, difensore ed amico personale di Giacinto Auriti.

SIMEC

Nell’estate del 2000 il SIMEC, simbolo econometrico di valore indotto, fece balzare Gaurdiagrele agli onori della cronaca.

La nuova moneta teorizzata ed emessa dal professor Giacinto Auriti, all’epoca settantenne, già docente di Teoria generale del Diritto Privato all’Università di Teramo, è stata ufficialmente messa in circolo.

Le ragioni economiche e filosofiche alla base delle teorie di Don Giacinto (così veniva chiamato amichevolmente dai cittadini) non sono riassumibili brevemente.

Meno complicato è spiegarne il meccanismo:

le banconote SIMEC venivano acquistate dai cittadini ad un valore di cambio di due a uno con la lira, allora in vigore.

Stampate in sette tagli, con tanto di filigrana, ologramma e scritta latina “Non bene pro toto libertas venditor auro” (la libertà non è in vendita, nemmeno per tutto l’oro del mondo), le banconote potevano essere spese in locali convenzionati, con un risparmio effettivo della metà del prezzo del bene di acquisto.

Il fatto portò clamore e scompiglio, e molto movimento.

La teoria del valore indotto della moneta, validissima e in contrapposizione alla sovranità illegittima delle banche, aveva portato, con la sua messa in pratica, un inquietante afflusso di “acquirenti in Simec” con conseguenti incassi difficili da far circolare fuori da Guardiagrele.

La moneta infatti, non poteva essere riconverita in lire, ma soltanto riutilizzata a Guardiagrele negli esercizi aderenti.

Lo scopo di questo esperimento, seppur di breve durata, è stato dimostrare la validità della teoria di Auriti del valore indotto della moneta, quindi di verificare che i cittadini possono per convenzione creare il valore della moneta locale senza alcun intervento nè dello Stato nè del sistema bancario.

Il SIMEC ha suscitato l’interesse di diverse autorità, di partiti politici ed è stato un esperimento di cui si è parlato in tutto il mondo.

Fonte: viviguardiagrele

Di buon auspicio sono le parole di Giaginto Auriti, che ancora ci riecheggiano:

«Siamo destinati a vincere perché questa battaglia porta con sé la forza della Verità».

Fonte: quotidianocontribuenti

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