Sanremo 2024: il Festival dell’homo sessualis
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Guardando il Festival di Sanremo, sembra di essere inesorabilmente di fronte alla nascita di una nuova specie di show man: l’homo sessualis

Dopo 200.000 anni di dominio dell’homo sapiens sul pianeta, alcuni paleoantropologi, ossia gli scienziati che studiano l’origine e l’evoluzione della specie umana, riunitisi in consulto dopo aver guardato il Festival di Sanremo, sembrano essere giunti alla conclusione che si sia ormai inesorabilmente di fronte alla nascita di una nuova specie di show man: l’homo sessualis.

Un lamento arrivava dal televisore

Rientrando dal lavoro verso le 21 come d’abitudine, ho aperto la porta di casa, ho tolto le scarpe, infilato le pantofole, lavato mani e viso e acceso la tv in maniera meccanica, quasi involontaria, come faccio sempre perché in fondo, anche se non la seguo, mi tiene compagnia, e ho iniziato a preparare la cena. Ho percepito un rantolo, come un lamento, un guaito direi.

E poiché il mio vicino di casa, Il cui giardino dista non più di 4 metri dalle mie finestre, giorni fa mi aveva detto che uno dei suoi due cani sarebbe stato a breve sottoposto a castrazione, ho attribuito quei suoni alla povera bestiola, per poi immediatamente rendermi conto che tutti gli infissi di casa erano ancora chiusi e che quel rumore non poteva venire da fuori.

I gemiti del Festival di Sanremo

Inquietato, ho cominciato a guardarmi attorno per poi scoprire che quei gemiti provenivano dalla televisione. Senza accorgermene era sintonizzata su Rai uno e trasmetteva il festival di Sanremo. Non ho subito riconosciuto il partecipante che si stava esibendo, ma sembrava un sirenetto androgino, uno di quelli che venivano amati a turno dai vari Cesari nell’antica Roma, una sorta di Efestione, il giovane amante di Alessandro il grande. Quel gemito usciva dalla sua bocca.

Sembrava veramente il lamento di un animale morente o al quale avevano appena asportato chirurgicamente i testicoli. Come per il cane, ho provato molta tenerezza, ma anche un po’di ribrezzo. Così, psicologicamente provato da quei suoni di dolore, ho lasciato cadere il mio corpo sulla sedia a dondolo che si trova di fronte alla libreria all’interno della quale alloggia il mio televisore e, vinto da quelle violente sensazioni, ho assistito, mio malgrado e incapace di reagire, alla successiva esibizione.

Il partecipante, nell’interpretazione del brano e nell’aspetto, ha suscitato in me paure ataviche e, come avrebbe detto il mio amico Brunello, risvegliato istinti primordiali, un terrore antico, come quando i nostri antenati ominidi erano mangiati vivi dai loro predatori milioni di anni fa. Se mi fossi trovato alla presenza di donne e bambini li avrei probabilmente immediatamente protetti e messi al sicuro, azioni attivate nella zona dell’encefalo, detta cervello rettiliano, il più antico delle tre aree cerebrali umane, la cui funzione è appunto quella di assicurare l’istinto di sopravvivenza.

Il Gay Pride a Sanremo?

Gira voce che l’Arcigay e le varie associazioni lgbtd abbiano chiesto al Comune di Sanremo di eleggere il palco dell’Ariston a luogo deputato allo svolgimento dei prossimi Gay Pride.

Si dice ci sia stato un momento in cui la direzione artistica del Festival pareva avesse preso seriamente in considerazione la possibilità di ospitare una rappresentanza degli agricoltori in protesta, ma dopo aver scoperto che gli agricoltori in questioni sono fermamente contrari all’utilizzo di semi transgenici, li abbia considerati dei bruti eterosessuali bianchi, omofobi e anti movimenti gender, e abbia preferito non invitarli optando per la lettura di un loro comunicato.

Compito affidato ad Amadeus che, più che lo sguardo di un conduttore, ha quello di Ser Biss, il serpente valletto del principe Giovanni, personaggi del cartone animato Robin Hood della Disney.

Si vocifera nei corridoi del teatro Ariston che Ivan Cattaneo, sebbene emerso nella scena canora negli anni 80 anche per i suoi atteggiamenti apertamente anticonformisti e dichiaratamente omosessuale, sia stato fermato all’ingresso del teatro e ne sia stato impedito l’accesso perché ancora troppo maschio nell’aspetto.

Qualcuno aveva anche dato per certa la presenza di Checco Zalone il cui evocativo nome di battesimo aveva fatto sperare gli autori in una sua conversione sessuale. Tuttavia, accertamenti sulla sua vita privata, ne hanno confermato l’eterosessualità e per questo definitivamente compromesso la presenza.

Nulla abbiamo contro i gusti e le espressioni non eterosessuali, ma eventi televisivi pubblici come il Festival di Sanremo dovrebbero, a nostro avviso, esprimere mode, tendenze e gusti di tutti gli italiani e non solo di alcuni. Essere più inclusivi, termine peraltro paradossalmente brandito a mo’ di spada dai fautori delle libertà delle minoranze i quali sembrano essere caduti vittime dei loro stessi principi emarginando tutto, o quasi, ciò che non è gay o lgbt.

Fonte: Marcello Catalano per Roma.it

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