Miocarditi tra i bambini, il negazionismo “ad arte” della Rai
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Rai Regione attribuisce a droga e alcol l’aumento di perimiocarditi tra i bambini in Abruzzo. Lo scopo è negare i vaccini e accusare i no vax. Ma le cose non stanno così, come la Bussola ha scoperto ascoltando i protagonisti, tra scioperi della fame e risoluzioni in Consiglio regionale: «87 casi già raccolti, la Regione indaghi».

Ritorniamo sull’argomento trattato in questo nostro post di pochi giorni fa.

La disinformazione di Stato va in onda sui canali della Rai. E macina confusione, teorie del complotto stucchevoli e soprattutto offre al pubblico una informazione scadente. È quanto sta succedendo in questi giorni in Abruzzo, dove un servizio del Tg Rai Regione confezionato male e divulgato peggio, sta creando allarmismi da una parte e negazionismi dall’altra. Eppure, basterebbe mettere in fila le cose, praticamente l’ABC del giornalista, per cercare di inquadrare almeno la notizia.

Che è questa: in Abruzzo un comitato di genitori sta chiedendo insistentemente alla giunta regionale, targata Fratelli d’Italia, di indagare per avviare degli screening specifici. Su che cosa? Ha rilevato un aumento di perimiocarditi sospette sui bambini di fascia pediatrica, vale a dire 0-14 anni.

Come si traduce per Rai Regione questa notizia? Si traduce con un servizio raffazzonato andato in onda il 6 agosto scorso in cui tutto si risolve con un goffo tentativo di dare la colpa all’eccesso di droga, alcool e tabacco (anche nei lattanti?) e con la solita tecnica negazionista del “dagli al no vax”.

Atto primo. Il servizio di Angela Trentini inizia così: «Pericarditi e miocarditi, patologie subdole e inabilitanti che colpiscono i giovanissimi. Purtroppo, aumentano le morti improvvise tra i ragazzi e in assenza di un focus specifico sulle cause le famiglie rimangono troppo spesso senza risposta». A quel punto, il servizio inquadra l’attività di un comitato chiamato #difesaminori che chiede a gran voce alla Regione di indagare.

Atto secondo. Appena qualche frame dopo, arrivano i pompieri. Il servizio intervista il garante dei minori Maria Concetta Falivene, la quale sembra imputare queste morti alle cause di droga, alcol e tabacco tra i giovanissimi. Primo colpo per minimizzare la notizia.

Atto terzo. Il servizio si chiude subdolamente con l’accusa lanciata ai no vax (chi? quali?) che sostengono che questi malori sono da imputare ai vaccini, affermazione che la giornalista rigetta perché il garante minori testè intervistata ha appena detto che è colpa della droga. Non sia mai che a qualcuno sia venuto in mente che forse c’entrino i vaccini.

Questo è il servizio. Basterebbe avere un minimo di raziocinio per capire che se imputi malori o morti sospette nella fascia 0-14 a droga e alcool le cose sono due: o sei di fronte alla più colossale piaga dell’umanità e nessuno se n’è accorto oppure stai ciurlando nel manico. Infatti, la risposta è la seconda.

È quello che la Bussola ha scoperto andando a sentire i protagonisti di questa vicenda.

«Sono stata tagliata nel servizio e le mie parole sono state montate ad arte», ci spiega con disappunto Maria Concetta Falivene che nel suo ruolo di garante per i minori in Abruzzo non ha affatto sminuito il grido d’allarme del comitato #difesaminori con il quale intende collaborare.

«Semplicemente, nel mio discorso, riflettevo sul fatto che dobbiamo avere a disposizione dalle Asl tutti i dati, anche quelli relativi agli stati psicotici, al consumo di alcol e droghe, ma per avere uno sguardo completo su un fenomeno che sta emergendo. Non ho imputato le cause delle miocarditi e pericarditi all’uso di stupefacenti. Infatti, ho chiesto di sederci al tavolo e di iniziare a guardare i dati, ma tutti i dati e ho inviato delle schede alle Asl per capire la portata del fenomeno».

A questo punto però è bene chiedersi qual è la fonte della notizia data dalla Rai dell’aumento di perimiocarditi nei bambini. Ci sono numeri delle Asl? C’è un rapporto di cui la Regione è in possesso? Niente di tutto questo.

La notizia emerge dall’attività del comitato che non è scientifica, ma si pone lo scopo di sollecitare la politica per monitorare con screening un fenomeno con cui #difesaminori è entrata in contatto.

A dirlo è lo stesso responsabile del comitato Domenico Liberati, di professione ingegnere, che si sta battendo per chiedere verità su queste infiammazioni del cuore.

Troviamo Liberati davanti alla sede del Consiglio regionale abruzzese a Pescara. «Sto facendo lo sciopero della fame da sei giorni», ci spiega. «Vogliamo che la Regione si occupi di una risoluzione che è ancora ferma in Commissione Sanità e che è stata depositata dal consigliere di maggioranza Marco Cipolletti (FdI)». La risoluzione, catalogata come 80/V screening chiede appunto che la Regione avvii un programma di monitoraggio sulla popolazione pediatrica 0-14 al fine di scovare il perché di questo aumento di infiammazioni cardiache che in alcuni casi possono portare anche alla morte.

I dati in possesso del comitato e che hanno fatto scattare l’allarme sono puramente empirici, ma non per questo devono essere minimizzati o peggio ancora cestinati (la risoluzione è ferma in commissione da marzo).

«Attraverso le nostre segnalazioni siamo entrati in contatto con 87 casi di perimiocarditi. Per capirne l’incidenza sulla popolazione in oggetto, quella di fascia pediatrica, basti pensare che lo standard è di 10-20 perimiocarditi ogni 100mila. Ne consegue che su 137mila bambini nel solo Abruzzo sono una percentuale di circa tre volte il dato standard. E questo genera allarme perché 87 casi su 137mila significano numeri più che triplicati e questo dato è in linea con studi fatti in Sud Corea e Svizzera dove le percentuali di perimiocarditi in età pediatrica sono triplicate».

A questo punto, però, la domanda sui vaccini è d’obbligo. «Non voglio parlare di vaccino, perché non vogliamo essere centrifugati dalla brutalità mediatica, solo chiedere accertamenti. Poi saranno le autorità preposte a individuare le cause». Per questo motivo il comitato ha lanciato una campagna chiamata Chi ti ama ti protegge che mira a effettuare screening cardiaci sui bambini. La stessa iniziativa si sta proponendo in Umbria, sempre con la richiesta di una risoluzione in ambito regionale, dove se ne occupa il comitato locale, che ha affidato la risoluzione al consigliere della Lega Valerio Mancini.

Dunque, ricapitolando. Un comitato ha raccolto dal basso, un numero preoccupante di perimiocarditi attraverso le segnalazioni spontanee dei genitori e chiede alle autorità di indagare. Non ha tirato in ballo il vaccino, anche se gli indizi, inutile nasconderlo portano lì. Interviene la Rai che sposta il problema indicando surrettiziamente come possibili cause non i vaccini, ma l’abuso di droga e di alcol, ma senza fornire alcuno straccio di prova. Eppure, che i vaccini anti covid abbiano causato pericarditi e miocarditi è ormai acclarato da tutti, a cominciare dalle case farmaceutiche produttrici. Ma per la Rai questo non è affatto un motivo per indagare. Meglio spostare l’attenzione su altre e improbabili cause. Il vero negazionismo è quello della tv pubblica. 

Fonte: La nuova BQ

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