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L’acqua minerale S Benedetto in tribunale perde contro il fatto alimentare.

Elisabetta Canalis non avrebbe mai pensato che uno spot registrato per l’acqua minerale San Benedetto, sarebbe stato oggetto di diversi procedimenti giudiziari al tribunale di Venezia dopo essere stato preso in esame dal Comitato di controllo dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria.

Si tratta di episodi poco conosciuti dal grande pubblico e dai follower della simpatica testimonial, ma ahimè risultano ben noti alla San Benedetto che ha citato più volte in giudizio Il Fatto Alimentare per un articolo che racconta le vicissitudini dello spot con la Canalis.

Stiamo parlando di un confronto fra un sito composto da tre redattori e un’azienda con un fatturato di oltre 700 milioni, che nel 2023, ha investito 25 milioni di euro per gli spot che vedono come testimonial anche Elisabetta Canalis.

L’articolo sullo spot con Elisabetta Canalis

La storia inizia nel mese di ottobre 2022 con due articoli pubblicati su Il Fatto Alimentare che raccontano la decisione presa della San Benedetto di modificare lo spot sull’acqua minerale che vede protagonista Elisabetta Canalis (decisione presa a seguito di un intervento del Comitato di controllo dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che aveva rilevato ​alcune criticità).

Uno dei due articoli non è piaciuto alla San Benedetto che ha mandato una diffida.

Il risultato è stata la modifica di un titolo, ​il testo leggermente modificato e​ l’aggiunta della nota diffusa dalla San Benedetto​.

Pensavamo di avere risolto la vicenda, ma non è stato così.

Le sorprese arrivano 6-7  mesi dopo, quando San Benedetto si rivolge al giudice di Venezia e chiede il ritiro immediato dell’articolo pubblicato su Il Fatto Alimentare.

Questa prima fase si conclude a nostro favore (come abbiamo raccontato).

Il giudice, infatti, dopo avere letto la memoria dell’avvocato Annunziata legale della San Benedetto, ha respinto la richiesta di ritirare il nostro articolo​.

Il  Tribunale ha ritenuto inammissibile il ricorso in quanto in contrasto con l’art. 21 della Costituzione, ​s​enza entrare nel merito dell’articolo.

Vale la pena ricordare che Il Fatto Alimentare non ha presentato una memoria difensiva e nonostante ciò, il giudice dopo avere letto soltanto le argomentazioni dell’azienda ha comunque respinto il ricorso​.

Pensavamo per la seconda volta di avere risolto la vicenda, ma così non è stato.

Spot. La seconda citazione in giudizio

L’avvocato della San Benedetto, nonostante l’esito negativo della prima istanza, a fine agosto 2023 presenta un reclamo contro la decisione del giudice di Venezia, chiedendo nuovamente il ritiro urgente dell’articolo.

L’ennesimo gesto inaspettato, perché senza essere fini avvocati basta leggere la prima ordinanza ​del giudice di Venezia per rendersi conto che le motivazioni sono di difficile contestazione.

Secondo il giudice la richiesta di ritirare la nota de Il Fatto Alimentare è da respingere, perché l’articolo 21 della Costituzione dice chiaramente che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Si può procedere al sequestro solo nel caso di determinati delitti come ad esempio articoli osceni e offensivi della decenza, violazione dei diritti d’autore e apologia di fascismo.

Non esistendo questi elementi il giudice ha dichiarato inammissibile il ricorso.

Davide contro Golia

Ma allora perché San Benedetto decide di andare avanti?

L’intento è forse quello di “punire” Il Fatto Alimentare per aver raccontato la verità sul spot con la Canalis?

È un modo per intimidire, sapendo che le spese legali per una redazione come la nostra sono un onere molto pesante.

Il gioco delle grandi aziende è proprio questo, costringere la controparte ad accollarsi una spesa di decine di migliaia di euro per i legali, non certo di andare in giudizio per ottenere giustizia.

Infatti com’era facile prevedere il giudice ​ha nuovamente respinto il ricorso d’urgenza.

Siamo di fronte al tipico caso di lite temeraria di un’azienda che millanta danni di immagine inverosimili e dimenticando il dettato costituzionale sulla libertà di stampa.

Insomma abbiamo raccontato la verità e ci portano in tribunale per due volte e perdono in entrambi i casi.

Fortuna vuole che il giudice abbia ​deciso di accollare le nostre spese legali a​ll’azienda: le ha addebitato 6.288 euro.

Ovviamente per la San Benedetto pagare per i due procedimenti persi, il proprio avvocato e le spese dei nostri legali è un onere finanziario trascurabile considerando il fatturato di 970 milioni.

Una tecnica che mina la libertà di stampa

Non possiamo però cantare vittoria​, perché la strategia di spaventare i giornalisti portando in tribunale gli autori degli articoli con motivazioni pretestuose è sempre in agguato.

Il metodo ​infatti funziona e viene adottato da molte aziende con successo.

Il segreto è chiedere danni esagerati, avviare una causa e prevedere di portarla avanti fino in cassazione sapendo che i costi legali ammonta​n​o a decine di migliaia di euro.

Certo alla fine puoi anche avere ragione​, ma per assurdo anche in caso di vittoria si dovranno pagare parcelle esorbitanti all’avvocato se il giudice stabilisce che le parti debbano provvedere alle proprie spese​ legali.

La lite temeraria

San Benedetto può permettersi questo comportamento perché in Italia non viene considerata in modo adeguato la lite temeraria (norma che prevede il pagamento di danni quando si agisce in giudizio con mala fede o colpa grave o con consapevolezza del proprio torto).

Se le nostre due cause fossero state dibattute in UK o negli Stati Uniti avremmo già brindato due volte in redazione e rimpinguato il conto corrente con le quote di risarcimento dei danni.

Se esistesse la lite temeraria il numero di cause per diffamazione a mezzo stampa discusse nei tribunali italiani nei confronti dei giornalisti diminuirebbe del 90%​.

Le aziende abituate a chiedere milioni per presunti danni dovrebbero prevedere esborsi di centinaia di migliaia di euro in caso di perdita.

Questa narrazione può sembrare esagerata ma non lo è.

Il 27 settembre 2023 ​d​opo che il tribunale di Venezia ha respinto il ​secondo ricorso d’urgenza della San Benedetto pensavamo di avere chiuso la vicenda. ​

Non è stato cosi. Ma questa storia la racconteremo più avanti.

Fonte: ilfattoalimentare

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