L’inchiesta (parte 3): «Corruzione e omicidio: Aifa trattava i prezzi a vantaggio di Big pharma»
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Il controllore Aifa trattava i prezzi dei vaccini a vantaggio delle case farmaceutiche: «Fatto di una gravità inaudita, c’è anche la richiesta al Pm del caso Paternò di non sequestrare il farmaco». L’ultima puntata dell’inchiesta con le accuse a Speranza e Magrini di corruzione e omicidio.

Nel mese di aprile 2022 l’allora direttore di Aifa Nicola Magrini entra nello Steering Board dell’Ue sostituendo Gianni Rezza del Ministero della Salute. È lui, dunque, per stessa comunicazione di Rezza e decisione di Roberto Speranza, allora ministro, «che rappresenta il Paese». In ragione di ciò, a Magrini spetta la facoltà di «formulare una proposta entro oggi», come riferito da una mail del 4 aprile 2022 scovata da Fuori dal Coro e inserita nella corposa denuncia degli avvocati Angelo Di Lorenzo e Antonietta Veneziano di Avvocati Liberi per conto del Comitato Ascoltami, che riunisce oltre 4000 danneggiati da vaccino covid e altri soggetti, tra cui il sindacato di Polizia Osa e il sindacato Finanzieri democratici. 

IL REATO DI CORRUZIONE 


Nella denuncia degli avvocati Di Lorenzo e Veneziano si ipotizzano i delitti di corruzione
(art. 318 e 319 codice penale) commessa dall’ex Dg di AIFA Magrini e dall’ex Ministro Speranza per l’asservimento della propria funzione agli interessi di privati – nella specie di gruppi imprenditoriali e multinazionali farmaceutiche produttrici dei farmaci anti Covid-19 – in violazione dei doveri istituzionali di imparzialità, trasparenza e correttezza, procurando a questi ultimi molteplici utilità grazie alla commercializzazione di farmaci imperfetti, pericolosi ed inefficaci, propagandati con l’inganno e con il falso scientifico nonché accreditati con l’abuso dell’affidamento nella loro funzione da parte delle masse obbligate ad assumere tali prodotti, ignorando i gravissimi danni alla salute individuale e collettiva e cagionando enormi danni al lavoro, all’economia ed al patrimonio dello Stato italiano. 

In altri termini l’accordo corruttivo sarebbe dimostrato dalla dichiarata intenzione dell’ex Dg di Aifa di fare di tutto, anche falsificare i dati e la farmacovigilanza, per non “uccidere il vaccino” e, con l’interferenza nell’attività medica, scientifica e giudiziaria, impedire l’accertamento di cause o fatti che avrebbero condotto alla revoca, alla sospensione del commercio, all’interruzione delle somministrazioni o al sequestro dei preparati vaccinali anti covid-19 

Secondo i legali si tratta di un fatto «di una gravità inaudita perché gli acquisti dei preparati medicinali venivano decisi ed effettuati dallo stesso soggetto che avrebbe dovuto vigilare sull’efficacia e sulla sicurezza di tali medicinali». Una condizione, in sostanza, di conflitto di interessi che, tra l’altro, è sempre rimasta confidenziale e mai resa pubblica.  

L’ipotesi corruttiva – non contestata nelle imputazioni a Magrini e Speranza

Sarebbe emersa evidente nel caso AstraZeneca, la cui commercializzazione è stata permessa e difesa strenuamente dagli indagati «nonostante l’esistenza di prove e la consapevolezza dell’inefficacia, della pericolosità e della sicurezza del prodotto», che nel 2021 era già stato sequestrato dal governo austriaco e in Italia aveva procurato la morte di alcune persone, tra le quali il militare Stefano Paternò.  

Ebbene, in quel caso l’ex Dg di Aifa Magrini chiedeva al Pm di Siracusa che conduceva le indagini sulla morte del militare Paternò di non sequestrare il farmaco AstraZeneca ed, in concerto con l’ex Ministro Speranza, continuava a commercializzare il farmaco su espressa richiesta della farmaceutica inglese. Secondo i legali l’ex Dg Magrini «ha persistito nella commercializzazione del farmaco in violazione dei propri doveri d’ufficio procurando morte e sofferenza ai cittadini obbligati all’assunzione ed enormi profitti all’azienda». 

IL REATO DI OMICIDIO E LESIONI 


E qui si innesca il delitto – questo invece contestato – di omicidi
o, in ragione anche del fatto che già nel nono rapporto di sorveglianza del settembre 2021, Aifa aveva riportato la segnalazione di 608 decessi post vaccinazione (67 decessi al mese) mentre le segnalazioni gravi corrispondevano al 14,4% del totale con un tasso di eventi gravi ogni 100mila dosi somministrate. Si tratta di numeri già di per sé allarmanti anche se, da quanto abbiamo visto nelle precedenti puntate, su di essi pesa un forte pregiudizio di sottostima, dato che molti eventi correlabili erano stati classificati come indeterminati e perciò non classificati. 

L’accusa di omicidio (art. 575 codice penale) – che ovviamente assorbe anche quello di lesioni personali (art.582 del codice penale) – si configura perché «al momento della pubblicazione del rapporto erano emersi importanti e numerosi effetti collaterali, alcuni addirittura fatali ed altri gravemente invalidanti quali la sindrome trombotica associata a trombocitopenia, disturbi di coagulazione del sangue, infiammazioni cardiache quali pericardite e miocardite, sindrome da perdita capillare, sindrome di Guillain-Barrè e altri sindromi neurologiche, eritema multiforme, glomerulonefrite e sindrome nefrosica, che avevano già condotto alla parziale revisione delle schede tecniche dei quattro farmaci all’epoca autorizzati: Comirnaty di Pfizer, Vaxzevria di AstraZeneca, Spikevax di Moderna e Janssen di Johnson».

 

E così i vertici di Aifa e del Ministero della Salute erano a conoscenza già dai primi mesi della campagna vaccinale di un eccesso di mortalità cardiovascolare del vaccino di AstraZeneca, ma ciononostante veniva avviata e proseguita senza alcuno scrupolo la campagna vaccinale. Sotto la forma del ricatto il decisore politico e sanitario non ha minimamente esitato addirittura ad imporne l’assunzione, prevedendo sanzioni di estremo rigore in caso di omessa sottoposizione all’obbligo. 

Ora, su tutti questi capi di imputazione dovrà pronunciarsi il Tribunale di Roma e per la parte relativa all’ex ministro Speranza, il Tribunale dei Ministri che dovrà decidere se rigettare la richiesta di indagini dei danneggiati e archiviare il procedimento o invece se imporre alla Procura un supplemento di indagini e arrivare così ad un giudizio complessivo sulla campagna vaccinale che ha lasciato sul campo morti e danneggiati messi in conto cinicamente e ignorati per «non uccidere il vaccino». 

Una decisione che a conti fatti rappresenta un vero e proprio appuntamento con la storia. 

Fonte: La nuova BQ

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