A Bruxelles esplode la rabbia degli agricoltori
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A Bruxelles esplode la rabbia degli agricoltori

Bruxelles – Il 1° febbraio le vie limitrofe dell’Europarlamento si sono svegliate in mezzo ai trattori – la stampa locale ne conta almeno 1.300 – parcheggiati in pieno quartiere.
A riempire il cielo, invece, uno sventolio di bandiere di associazioni di rappresentanza degli agricoltori, tra cui i palloncini gialli di Coldiretti, e di striscioni che riportavano slogan e appelli.

“Say no to despotism”

“un guadagno corretto assicura il nostro avvenire”

“senza agricoltori non c’è cibo”

“basta agli accordi di libero commercio”

“la politica liberale dell’Ue è la responsabile”

Ettore Prandini – Coldiretti – spiega che sono arrivati da tutto il nord Europa, e non solo.

“Dall’Italia sono arrivati in diverse centinaia”
“Dobbiamo andare oltre tutta la burocrazia creata in questi anni perchè diventa impossibile per le nostre imprese riuscire a rispettarla e soprattutto comporta l’effetto che le piccole e medie imprese chiudono, cessano l’attività per gli adempimenti cui sono costrette.
Nello stesso modo, chiediamo il cambio di alcuni regolamenti, dalla Pac al Green deal, che prevedono ad esempio il fatto che il 4% dei terreni non debba essere coltivato: un assurdo visto che il nostro Paese non è autosufficiente in tante filiere produttive”

“Inoltre si favoriscono le importazioni da Paesi in cui le regole non sono uguali alle nostre, e quindi va applicato il principio di reciprocità anche negli accordi di libero scambio.
E poi serve una attenzione a una distonia che c’è tra le attività reali e quello che qualcuno si immagina che dovrebbe essere ma che porta a perdere nel nostro Paese piu’ del 30% di quello che potremmo realizzare se non ci saranno modifiche al regolamento sui fitosanitari”

FONTE: AGI

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