Siria a carte scoperte
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La verità sulla pelle di una famiglia locale

Proseguiamo la rubrica “Siria a carte scoperte”
(Articoli e aggiornamenti precedenti 1, 2, 3, 4)

Nell’ultima testimonianza che avevamo riportato nell’articolo precedente, Rajul affermava:

“Ahmad al-Shara, in breve, rifiuta e nega qualsiasi altra religione e le sue usanze e vuole eliminarle”

Riprendiamo quindi con lui il discorso sulle minoranze religiose presenti in Siria

“La prova più grande di ciò sono l’esplosione della chiesa di Mar Elias a Damasco il mese scorso e gli eventi sulla costa che hanno causato migliaia di vittime tra gli alawiti, con scene che fanno abbassare la testa e che tutte le religioni rifiutano”.

“Le religioni presenti erano solo i Drusi, i Beduini e i Cristiani.
Stanno uccidendo i Drusi e i Cristiani“.

“I beduini sono meno numerosi dei drusi, si radunano in diverse zone della provincia, sono la causa dell’attacco barbaro alla provincia.
I beduini sono musulmani della setta sunnita, e poiché il governo, l’esercito, la sicurezza e tutte le istituzioni dello Stato appartengono alla setta sunnita, è avvenuto l’attacco per sterminare la setta drusa e chi le sta accanto, e qui intendo i cristiani presenti qui”.

Soffermiamoci un momento sui due eventi citati da Rajul

Marzo 2025 – Massacro di alawiti
Sotto la cenere della transizione, cova il fuoco del settarismo

A marzo, a tre mesi esatti dalla caduta di Bashar Al-Assad, la Siria è stata travolta da un’immane ondata di violenza che rischia di riportare il paese nel gorgo di una guerra civile da cui, di fatto, non è mai uscito davvero.

Negli ultimi giorni, in Siria c’è stata una grave escalation di violenza con esecuzioni sommarie e attacchi mirati contro i civili alawiti.
I gruppi sunniti radicalizzati (tra cui jihadisti stranieri) si sono vendicati.
Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, solo tra il 6 e l’8 marzo 2025, sarebbero state uccise oltre 1.000 persone, di cui 745 civili, principalmente nelle regioni costiere di Latakia e Tartus, dove risiede la maggior parte della popolazione alawita.

Tra gli oppositori del regime c’era anche il gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham (HTS) di cui era leader Ahmad al-Sharaa, attualmente presidente ad interim del Paese.

Poco dopo aver rovesciato il regime, il governo di al-Sharaa aveva pubblicato un editto per garantire libertà di culto alle minoranze religiose del Paese – alawiti compresi – ma nonostante questa dichiarazione dagli apparenti contorni pacifisti, gli scontri tra le forze di sicurezza di Damasco e i miliziani alawiti fedeli ad Assad hanno portato a massacri indiscriminati anche di civili, concentrati soprattutto nella provincia di Latakia, nell’ovest della Siria

Chi sono gli alawiti?

Gli alawiti sono un gruppo religioso del Medio Oriente e di etnia araba.
Si sono diffusi principalmente in Siria, Turchia e Libano, e sono sciiti.
Sono una minoranza sciita presente nella regione di Latakia e Tartus alla quale appartiene la famiglia di Bashar al-Assad – ex presidente della Siria deposto ed attualmente rifugiato a Mosca – e proprio per questa ragione gli alawiti hanno sempre avuto un ruolo centrale nel quadro politico siriano.
Il malcontento dei sunniti è cresciuto nel corso degli anni, alimentato da molteplici repressioni finite nel sangue.

Per capire perché gli alawiti sono così mal visti nel mondo islamico bisogna vedere due aspetti:
– la percezione che la maggioranza degli islamici ha del loro credo
– la loro ascesa, costellata di violenze.

Gli alawiti praticano una forma di islam considerata “eretica” da molti musulmani ortodossi: questo perché le loro credenze mescolano elementi sciiti con influenze mistiche e sincretiche.
Proprio quest’ultimo aspetto è forse quello che per i sunniti rende questa minoranza una setta sospetta e deviata, perché nel sincretismo si incorporano elementi che appartengono ad altre religioni.

Molti siriani vedono erroneamente gli alawiti come un tutt’uno con il vecchio regime degli Assad e li considerano collettivamente responsabili dei crimini del passato.

Ma non è solo questione di storia

Alcuni gruppi estremisti – come l’ISIS e Al-Qaeda – dichiarano apertamente di voler “ripulire la costa dagli alawiti” perché reputano che siano dei miscredenti al pari dei cristiani.

A riguardo di questa situazione, al-Sharaa ha espresso la sua contrarietà affermando che presto verrà istituita una commissione di inchiesta per indagare sui crimini commessi..

Fonte

Giugno 2025
Attentato suicida alla chiesa di Sant’Elia a Damasco

Il 22 giugno almeno ventidue persone sono morte e 63 ferite in un attentato suicida in una chiesa cristiana di Damasco.

Il ministero dell’interno ha affermato che “un attentatore suicida è entrato nella chiesa Sant’Elia, ha aperto il fuoco contro i fedeli e poi ha fatto esplodere la cintura esplosiva che indossava”. (Fonte)

Il gruppo estremista sunnita “Saraya Ansar al-Sunna” ha rivendicato l’attacco suicida alla chiesa di Sant’Elia a Damasco che ha causato la morte di 30 persone.
Si tratta dunque di un gruppo qaedista formato da ex membri della coalizione militare ora al governo in Siria.

Il gruppo ha motivato l’attentato di domenica contro la comunità cristiana come risposta alla “provocazione” dei mesi scorsi da parte di alcuni esponenti della stessa comunità della chiesa ortodossa di Duweila che avevano organizzato attività di proselitismo nel quartiere misto. (Fonte)

Chiesa distrutta in Siria.
Comunità scristiana: “noi restiamo qui”

Cristiani in Siria

APRILE 2025 – Dopo il rovesciamento del regime di Bashar al-Assad i leader cristiani in Siria hanno espresso la volontà di lavorare con il governo provvisorio per costruire un Paese basato sulla parità di diritti.
La comunità cristiana intende assumere un ruolo effettivo e rifiuta di essere etichettata come minoranza religiosa che necessita di un trattamento speciale o, peggio, cittadini di seconda classe.

In Siria oggi l’obiettivo è, al contrario, essere adeguatamente rappresentati nelle istituzioni statali. Nel corso di diversi incontri ad alto livello tra i leader cristiani e funzionari del nuovo establishment politico, questi ultimi hanno fornito rassicurazioni sul pieno rispetto di tali legittime aspirazioni.

Il governo di transizione ha inoltre promesso di rispettare la libertà religiosa, ma alcuni incidenti in diverse parti del Paese hanno indotto la comunità cristiana a considerare queste garanzie con cautela.

Fonte

Rajul prosegue la sua testimonianza

“Ora è il turno del sud della Siria, precisamente della provincia di As-Suwayda, a maggioranza drusa e con alcune comunità cristiane, e vuole sterminarla”.

“Oggi la città di As-Suwayda è colpita da una calamità
Niente elettricità, acqua, cibo e tutte le condizioni di vita sono assenti
Sono entrate alcune carovane di aiuti ma non sono sufficienti
Il problema principale è la mancanza d’acqua
Grandi distruzioni nella città di As-Suwayda e nei suoi quartieri
Saccheggi nei negozi, danni alle proprietà, incendi in case e interi villaggi.
Più di 25 villaggi sono stati completamente bruciati.
Non pensare che stia esagerando.
Sto dicendo tutta la verità.
Molte famiglie le cui case sono state bruciate sono uscite dalla città verso altre province, e molte sono ancora nei centri di accoglienza aperti per garantire loro un posto dove dormire”.

“Il video che aspettavo di vedere mostra voci di scherno e insulti contro il vecchio sceicco.
Dicono (Chi sei? Dove stai andando?)
e lui risponde: sto cercando del pane
poi gli sparano a sangue freddo mentre ridono e deridono (Vuoi del pane?)”

“Non sappiamo quale sarà la sua prossima destinazione in mezzo a un silenzio internazionale terribile, senza alcuna azione da parte dell’Occidente, sia Europa che America, per proteggerci”.

“Sono sorpreso da questo silenzio, come se l’Occidente lo sostenesse nelle sue azioni atroci”.

Chi sono i drusi

I drusi sono un gruppo etno-religioso nato dalla corrente sciita dell’Islam, da cui ormai si sono completamente distinti.
La loro religione monoteista si basa su una dottrina complessa che combina elementi della fede islamica, cristiano-giudaica, induista e persino alcuni insegnamenti filosofici (soprattutto pitagorici).

Oggi la comunità drusa conta circa 700 mila fedeli in Siria, 250 mila in Libano e 120 mila in Israele (principalmente in Galilea e sulle alture del Golan), ma diverse migliaia sono sparse anche in Giordania, Iraq e Turchia.
Nel corso della storia, questa minoranza è spesso stata oggetto di violenze e atti di repressione.

Durante la guerra civile siriana, tra il 2011 e il 2024, i drusi rimasero per lo più neutrali.

Temendo però eventuali persecuzioni da parte dei ribelli (in gran parte sunniti e quindi nemici storici degli sciiti), la comunità drusa ha dato origine ad alcune milizie armate, che ancora oggi riescono a mantenere il controllo su una parte del territorio meridionale della Siria.
In particolare, i drusi sono riusciti a consolidare un’autonomia di fatto nella regione di Suwayda, senza aver comunque ottenuto uno status di indipendenza.

Da quando in Siria si è instaurato il nuovo governo di Ahmed al-Sharaa (salito al potere dopo la caduta di Assad a dicembre 2024), la comunità drusa ha espresso diffidenza, proprio perché teme che anche il nuovo regime si dimostri intollerante verso le minoranze.
Lo scorso maggio, comunque, era stato raggiunto un accordo con il governo di transizione di Damasco: l’obiettivo era quello di garantire il riconoscimento della comunità drusa, permettendone l’integrazione nelle strutture statali e nell’esercito nazionale.

Questo accordo, tuttavia, non è mai entrato in vigore e l’intervento dell’esercito siriano a Suwayda è stato percepito come un’ingerenza esterna e una presa di posizione a favore dei gruppi beduini.

Fonte

Abbiamo chiesto a Rajul cosa sia successo e perchè nella provincia di As-Suwayda, zona dove lui e la sua famiglia abitano

“Il problema è iniziato circa 13 giorni fa
La storia te la racconterò in breve:
Da quando questo regime ha iniziato a governare il paese, sono state distribuite barriere in varie zone, la città di Suwayda ha rifiutato di aderire al nuovo governo perché è un governo di terrore, soprattutto dopo gli eventi accaduti sulla costa siriana (non so se avete informazioni su quegli eventi), perciò la città ha rifiutato l’ingresso delle forze di sicurezza per paura che si ripetesse ciò che è successo sulla costa”.

“Torniamo al tema delle barriere di sicurezza pubblica diffuse nel paese.
Tra queste barriere ce n’è una sulla strada che collega Suwayda a Damasco, e i suoi membri sono beduini.
Questa barriera faceva cose orribili, rapine, insulti, furto di denaro ai passanti, e tutto il resto.
L’episodio più eclatante è che i membri di questa barriera hanno rubato un’auto carica di verdure diretta a Suwayda.
Hanno rubato l’auto con tutto il suo contenuto e una somma di denaro, hanno picchiato l’autista, lo hanno insultato e abbandonato accanto alla strada.
Dopodiché si sono susseguiti casi di rapimenti tra i drusi e i beduini all’interno di Suwayda”.

“Sono iniziati scontri tra beduini e drusi.
Le forze di sicurezza sono intervenute con la scusa di sedare gli scontri e imporre il controllo sulla città.
Ma la realtà era completamente diversa da quanto affermato dal governo.
Dopo l’ingresso degli agenti di sicurezza e dell’esercito con i loro mezzi pesanti, sono avvenuti massacri contro civili innocenti, senza risparmiare bambini, anziani, donne o giovani.
Uccisioni basate sull’identità e sulla religione.
Il caos è durato un’intera giornata fino a quando le forze governative si sono ritirate dalla città a causa della resistenza popolare, dopo aver causato distruzione e devastazione in città, con centinaia di civili vittime”.

“Solo un giorno dopo, le tribù beduine da tutta la Siria hanno attaccato in direzione di Suwayda, con centinaia di migliaia di persone, tra cui membri delle forze governative.
La resistenza popolare ha iniziato a respingere questo attacco e ci sono state vittime da entrambe le parti.
Poiché il loro numero era grande, hanno iniziato a occupare i villaggi, sfollare gli abitanti, uccidere alcuni di loro e bruciare tutte le case in ogni villaggio che entravano.
L’attacco alla città è avvenuto da due direzioni:
da nord e da ovest di Suwayda.
I villaggi che hanno invaso sono stati completamente bruciati”.

“È stato concordato un cessate il fuoco una settimana fa, ma i beduini hanno violato questo accordo più volte e continuano ad attaccare, seppur con pochi numeri, con l’obiettivo di rubare ciò che resta delle case e bruciarle”.

“Purtroppo questo è ciò che sta accadendo ora”.

Fonte

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