Strano ed impensabile… che sulla pelle del popolo si stia facendo speculazione politica e finanziaria. Le mosse sulla scacchiera sono ornai visibili.
L’ex Primo Ministro del Regno Unito Tony Blair è parte integrante del piano di pace di Donald Trump per Gaza.
Come un vassallo moderno Blair siederà nel “consiglio di pace” per supervisionare la striscia di Gaza in difficoltà.

Il Tony Blair Institute (TBI) è divenuto famoso negli ultimi giorni per aver ideato il piano di tregua per Gaza.
Documenti trapelati e indagini avevano rivelato che il TBI era coinvolto in discussioni sul progetto di “ricostruzione di Gaza” promosso da imprenditori israeliani con l’appoggio di società di consulenza statunitensi.
Blair stesso era considerato un candidato di punta — appoggiato da Jared Kushner (genero di Trump) e ambienti trumpiani — per guidare una “autorità transitoria a Gaza”.
Il punto 9 (di 20) del piano di pace di Trump per Gaza
Gaza sarà governata da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle municipalità per la popolazione di Gaza.
Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione e il controllo di un nuovo organismo internazionale di transizione, il “Consiglio di pace”, che sarà guidato e presieduto dal presidente Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato da annunciare, tra cui l’ex primo ministro Tony Blair.
Questo organismo definirà il quadro di riferimento e gestirà i finanziamenti per la ricostruzione di Gaza fino a quando l’Autorità Palestinese non avrà completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del presidente Trump del 2020 e la proposta saudita-francese, e potrà riprendere in modo sicuro ed efficace il controllo di Gaza.
Questo organismo farà appello ai migliori standard internazionali per creare un governo moderno ed efficiente che sia al servizio della popolazione di Gaza e favorisca gli investimenti. (Fonte)
La cricca di “Gaza Riviera”
Gli affari della famiglia Trump nei paesi del Golfo

Jared Kushner (genero di Trump) è molto coinvolto nel progetto “GREAT Trust” (Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation Trust) ed era uno dei partecipanti alla riunione dedicata al futuro di Gaza, il 27 agosto alla Casa Bianca.
Questo piano corrisponde infatti al progetto di Jared Kushner dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023.
Nel febbraio 2024, indicava così che
“le proprietà sul lungomare a Gaza potrebbero avere un grande valore, se le persone si concentrassero sullo sviluppo delle loro condizioni di vita.
La situazione è un po’ spiacevole lì, ma dal punto di vista di Israele, farei del mio meglio per espellere le persone e pulire tutto dopo.”
Il genero del presidente è un promotore immobiliare, come suo padre Charles Kushner, oggi ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi, come suo suocero Donald Trump e come Steve Witkoff, l’emissario degli Stati Uniti in Medio Oriente e proviene da una famiglia ebraica ortodossa molto vicina a Benjamin Netanyahu, di cui condivide le visioni sul conflitto israelo-palestinese.
Fin dal suo arrivo alla Casa Bianca, dove pilotava il dossier Medio Oriente, Jared Kushner voleva finirla con la soluzione a due Stati e una risoluzione politica del conflitto, per concentrarsi sulla prosperità economica della regione.
Seguendo questa logica, Donald Trump e Jared Kushner puntano sui capitali del Golfo per finanziare la ricostruzione di Gaza.
La famiglia Trump sviluppa i suoi progetti immobiliari nel Golfo da più di vent’anni, con torri Trump a Dubai, Jeddah, Riyadh, complessi alberghieri, così come club di golf in Oman, negli Emirati e in Arabia Saudita.
Questi affari sono gestiti oggi dai figli di Donald Trump, Don Jr e Eric, a capo della Trump Organization.
La cricca di “Gaza Riviera”
Il rapporto di Blair con un altro potente americano:
Larry Ellison (Oracle)

Tra i finanziatori del Tony Blair Institute (TBI) c’è Larry Ellison, il miliardario co-fondatore e maggior azionista di Oracle
Larry Ellison è un caro amico di Blair.
I due trascorrono le vacanze insieme sullo yacht del miliardario.
Dal 2021, Ellison ha donato e promesso 257 milioni di sterline (c.ca 345 milioni di dollari) al Tony Blair Institute for Global Change.
Una cifra che ha trasformato l’istituto fondato dall’ex premier britannico in un colosso del lobbying globale, con un organico passato da 200 a quasi 1.000 dipendenti.
Ex membri dello staff parlano apertamente di una metamorfosi:
“Non è più un think tank, è un’agenzia commerciale di Oracle mascherata da ente no profit”
Così ha dichiarato un ex consulente, sottolineando come le proposte del Tbi coincidano spesso con gli interessi del colosso californiano del cloud. (Fonte)
Così Tony Blair ha creato negli anni una vera e propria macchina da guerra.
Ben più di un think tank.
L’organizzazione di TBI ha un team che si occupa di gestire l’aspetto mediatico, un team politico con l’obiettivo di “plasmare” il dibattito pubblico e orientarlo ai temi d’interesse e un altro team che gestisce le priorità e i progetti dell’istituto in tutto il mondo.
Blair mantiene i rapporti ai livelli più altri, trova finanziatori, fa networking.
Detta la linea.
E ora, invece di trascorrere i suoi giorni in galera dopo tutti i disastri procurati in ogni parte del mondo, al fedele servitore della potenza finanziaria della City viene assegnata la gestione di Gaza una volta epurata dai suoi abitanti.
Niente male, vero?!
Pezzi di puzzle che si incastrano
Un archivio di e-mail riservate, trafugato dal gruppo di hacker “Handala” e reso pubblico, getta nuova luce sui legami tra il miliardario statunitense Larry Ellison e l’attuale segretario di Stato Marco Rubio.
Dalle e-mail risalenti al 2015 scambiate con l’allora ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Ron Prosor, è emerso che Ellison testò la lealtà a Israele dell’astro nascente repubblicano Marco Rubio.
Dopo averlo incontrato più volte e avergli sottoposto diversi “test“, Rubio è stato ritenuto abbastanza fedele alla causa di Tel Aviv e questo ha sbloccato 5 milioni di dollari di finanziamento da parte di Ellison per la sua campagna elettorale per la nomination presidenziale del Partito Repubblicano, che l’ha portato a essere riconfermato senatore per lo Stato della Florida nel 2016 e nel 2022, incarico che gli ha spianato la strada per divenire Segretario di Stato nel 2025.

Ciao Larri
Com’è andata la conversazione con Marco Rubio?
Ha superato il tuo esame?
Hai avuto modo di parlare di Israele?
Mi piacerebbe molto chiacchierare.
Un abbraccio forte e ancora grazie per la splendida serata trascorsa con te.(Fonte)
Secondo le corrispondenze esaminate, nell’aprile 2015 Ellison intratteneva un fitto scambio con Ron Prosor.
In una mail del 26 aprile Prosor chiede direttamente al miliardario di inviargli il testo di un discorso di Rubio, sottolineando l’interesse israeliano nel valutare la posizione del senatore della Florida.
Pochi giorni dopo Ellison riferiva:
“Grande incontro con Marco Rubio.
L’ho messo in contatto con Tony Blair.
Marco sarà un grande amico per Israele“.
Le email rivelano così un vero e proprio processo di “screening politico”, condotto non da funzionari pubblici statunitensi, bensì da un privato cittadino miliardario in coordinamento con un rappresentante ufficiale di Israele.
Non si trattava di un sostegno isolato
Ellison aveva già mostrato negli anni una devozione finanziaria verso Israele: nel 2014 aveva definito “il più grande onore” il supporto all’esercito israeliano, donando cifre record – 16,6 milioni di dollari – a “Friends of the Idf”.
TikTok passa a Larry Ellison, regalando a Netanyahu “la grande e potente arma della comunicazione”
Larry Ellison si prepara ad assumere un ruolo di primo piano nella trasformazione dell’ecosistema digitale e mediatico statunitense, a partire dalla piattaforma TikTok.
Una mossa che si inserisce in un disegno più ampio: la costruzione di un vero e proprio impero fondato su dati, influenza e soft power.
Ellison è anche uno dei più influenti sostenitori di Benjamin Netanyahu e lo ha ospitato sulla sua isola privata alle Hawaii, nonostante fosse un testimone nel processo di corruzione in corso a Netanyhu.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che già aveva fatto diverse affermazioni pubbliche in cui descriveva i social come “una potente arma” nelle mani di Tel Aviv, ha gioito del generoso regalo concessogli da Ellison e, in ultima analisi, dal presidente americano Donald Trump, che ha sancito l’accordo con la Cina per TikTok Usa.
Il calo nei consensi preoccupa fortemente la lobby israeliana e il governo di Benjamin Netanyahu, da qui il Ministero degli Esteri israeliano ha intensificato il proprio sforzo comunicativo attraverso una serie di campagne pubblicitarie digitali, veicolate soprattutto su Google e YouTube, al fine di influenzare l’opinione pubblica occidentale e statunitense, in particolare.
Nel mega accordo per l’acquisto di TikTok per 14 miliardi di dollari, ci sarebbero anche Rupert Murdoch – capo del colosso mediatico NewsCorp (Fox News), un perenne critico del “pregiudizio anti-israeliano” nei media, il braccio destro di Ellison presso Oracle, l’israelo-americana Safra Catz – grande amica del presidente Trump, ed infine Jeff Yass – uno dei principali donatori del partito repubblicano, investitore di TikTok e fervente sostenitore di Tel Aviv.
Non solo TikTok
Ellison non è solo uno dei nuovi proprietari della piattaforma social, ma è anche uno dei patroni della televisione a stelle e strisce: dopo Paramount Global, Skydance Media, Cbs ed altri, il figlio David è pronto ad acquisire anche la Cnn.
David Ellison è attivamente impegnato nel consolidare una nuova galassia mediatica che comprende nomi del calibro di CBS News, CNN, Warner Brothers e Paramount.
Si può immaginare quale sarà il destino dei contenuti etichettati come “pro-pal” quando questi signori metteranno le mani sui media.
Fonti:
Democracy for sale
Il Giornale d’Italia
RSI
Inside Over
InfoPal



